È effetto Strega per Nicola Lagioia. Da quando, un mese fa, il suo romanzo La Ferocia (Einaudi) ha vinto il più prestigioso premio letterario italiano, le vendite si sono moltiplicate in maniera inattesa. Uscito a settembre 2014, in nove mesi La Ferocia aveva venduto all’incirca 20mila copie. Dal 3 luglio 2015, dopo poche ore dalla proclamazione festeggiata dallo scrittore barese sorseggiando assieme alla moglie il liquore da cui prende il nome il premio, il libro ha cominciato ad essere acquistato ad un ritmo non previsto e a scalare le classifiche: 3700 copie la prima settimana, 5mila la seconda, 6mila la terza. Un aumento di oltre il 70% delle vendite in un mese, rispetto alla cifra registrata in quasi un anno di esposizione in libreria. “È un risultato sorprendente e gratificante, rispetto ai numeri a cui sono abituato io sono un botto di copie”, spiega Lagioia a FQMagazine. “La mia filosofia è sempre quella di limitare il danno, sono sempre cauto rispetto a ciò che mi accade a livello professionale. Ora dovrò cambiare paradigma. Posso quindi confermare: il premio Strega ha moltiplicato e di molto le vendite del mio libro”. Se la media vendita de La Ferocia è stato per mesi di 3-400 copie a settimana, numero aumentato nelle settimane precedenti alla proclamazione del vincitore dello Strega 2015 attorno alle 8-900, ora si è passati a cifre praticamente da bestseller. “Intanto sono riuscito a far sopravvivere il libro per nove mesi e non è poco. Poi non mi sarei mai aspettato la finale dello Strega o addirittura la vittoria. L’aspetto forse più sorprendente è che il premio Strega ha funzionato non per un libro di consumo, ma per un libro lungo, complesso, con un sacco di personaggi e voci, un libro, come si dice oggi, anche se sembra un ossimoro, “molto letterario”.

Strega, Campiello, qualche comparsata in tv da Fazio, poi per il resto, vetrine dove esporre, promuovere e lanciare la letteratura italiana, non paiono essercene: “Ogni anno in Italia ci saranno almeno una ventina di libri belli e da non perdere, eppure non tutti possono vincere premi o finire in tv. Il problema è, oggi, come trovare altri strumenti promozionali. Io uno mio artigianale ce l’ho e l’ho usato prima della vittoria allo Strega: per far conoscere il libro l’ho portato in giro per l’Italia, a mie spese. Nel frattempo, però, ho dovuto continuare a lavorare per sopravvivere. E soprattutto ho 42 anni e non ho figli a carico: ma se ne avessi avuti 80 di anni, e non avessi le forze e il fisico per girare l’Italia il mio libro non sarebbe arrivato fino a qui”. “Sono venuti meno i grandi mediatori culturali – spiega Lagioia – i critici letterari sui giornali, ad esempio, non esistono o non contano più. Le campagne promozionali come “Io leggo perché” sono davvero inutili. E il web non sposta copie, almeno in Italia. Per carità, viva la rete, dove trovi chi sostiene che Lolita di Nabokov fa schifo o si intavolano infiniti e straordinari dibattiti altrimenti impossibili da ospitare. Però un libro promosso sul web in classifica non è mai finito”.

“Ricordo quando Baricco faceva Pickwick in tv e riuscì a far tornare in classifica Flaubert. Lui trovò il codice giusto per far vendere libri alle masse. – conclude – In questo periodo di crisi economica nell’ambito culturale però ci si è preoccupati molto di sfornare consumatori più che di formare lettori. Per questo credo che l’unica strada possibile per uno scrittore non sia aspettare l’allineamento dei pianeti con una vittoria dello Strega, le comparsate tv, eccetera, ma di tornare a lavorare per formare i lettori. Per questo scopo possono aiutare dei buoni librai, le case editrici, e soprattutto i giornali devono rischiare, essere più coraggiosi, devono dedicare pagine a scrittori sconosciuti che non sono fenomeni editoriali o vincitori di premi”. Comunque, per quanto riguarda il futuro professionale e contrattuale di un vincitore dello Strega, Lagioia precisa che in fondo per lui non cambierà granché: “Non avrò più potere creativo o economico di prima perché con Einaudi ho carta bianca da 5 anni. Loro si fidano di me: non sanno quando un mio nuovo libro uscirà perché sarà il romanzo a decidere quando uscire”.