Fare musica dal vivo in estate in Italia significa confrontarsi di norma con i muri – molto poco metaforici – eretti da istituzioni miopi e prive di visione d’insieme. Significa confrontarsi con sponsor e location da trovare o inventarsi. Né più né meno che una guerra su tutti i fronti. Quando però tutti i tasselli si compongono e il puzzle assume una dimensione d’insieme armonica ed ordinata, ecco che nascono iniziative come Mukanda Festival, esperimento abbastanza singolare nel Belpaese. Come già ci ha raccontato Pietro Fuccio di DnaConcerti, la dimensione nuova che in Italia – per mancanza di capitale culturale in riferimento alla musica e ad un certo modo di viversela – deve emergere è quella di un “turismo musicale” legato al territorio.

Mukanda proprio in questa direzione va a parare. Dal 3 al 5 agosto Vico Del Gargano, splendido borgo pugliese, si vedrà addobbato a festa, con un Festival che ha ambizioni che vanno oltre l’aspetto puramente musicale. Incontri, dibattiti, focus sulla street art, sul ruolo dell’architettura e del recupero edilizio, sulle nuove semantiche del problema abitativo e di come tutto ciò si possa legare al recupero di un borgo sottoutilizzato come appunto è la parte vecchia di Vico. La tre giorni prende il nome da un rito d’iniziazione di una tribù africana, quella degli ndembu, che come molte altre culture del mondo allontana i propri giovani dalla comunità e li sottopone ad un percorso di riflessione, di crescita, per poi riaccoglierli da adulti.

Il festival, dopotutto, vuole essere proprio questo: un’occasione attraverso cui acquisire nuova coscienza del proprio patrimonio storico, per poter tornare ad appropriarsene, per poterlo rendere davvero condiviso, con tutto il bagaglio di conoscenze appreso al di fuori. Raffaele Costantino, storica voce di Radio2, ne cura il raggio musicale e spiega: “Gli organizzatori del Mukanda mi hanno detto che la loro idea di ritorno si sposava bene con il concetto di afrofuturismo, cioè riconoscere nelle origini della musica africana le possibili evoluzioni dei linguaggi del futuro. Così ho messo insieme alcuni degli artisti che in questo momento rappresentano meglio questo tipo di percorso. D’altronde la musica che si produce in un luogo non può non tener conto del contesto in cui viene prodotta. Architettura, tessuto sociale, clima, sono fattori determinanti per la creatività, in ogni ambito”. E così la lineup del Mukanda comprende l’elettronica coloratissima di ClapClap, la ricerca sonora di Rabih Beaini, le ritmiche primordiali di Paul White, Dj Khalab e le sue selezioni ancestrali, i synth analogici di Debruit, Mo’ Kolours con la sua dub-soul panafricana e molti altri.

Circa la realtà estiva dei concerti e del perché in Italia un certo format (Sonar, Primavera, Glastonbury) non riesca a decollare, aggiunge: “Realtà come il Club To Club a Torino, Robot a Bologna o Elita a Milano sono dei veri e propri festival anche se di dimensioni relative, poi ci sono le lunghe rassegne estive come Luglio Suona Bene a Roma, il Lucca Summer Festival o l’Umbria Jazz e quelle funzionano sempre, anche perché fanno più o meno gli stessi nomi per il solito pubblico generico e poco curioso che vuole solo passare ogni tanto una serata estiva a vedere il concerto di un artista che conosce. Non ci trovo niente di male, anche se personalmente mi interessano poco. I festival che preferisco sono quelli nei quali in pochi giorni posso immergermi in una atmosfera interessante, nuova, piena di gente curiosa e di artisti che non conosco, tutti da scoprire”. E aggiunge: “Credo d’altronde che l’educazione musicale toccherebbe alla scuola. A Radio2 io cerco solo di far scoprire alle persone quella che io considero bella musica.”.

Ma appunto come si diceva la musica è solo una parte del programma di Mukanda. In mezzo? Talk con Slow Food sull’idea dell’ecosostenibilità, con Pop_Hub, realtà barese che parte dalla mappatura degli spazi urbani inutilizzati tramite app e piattaforme virtuali apposite, finalizzate alla rivitalizzazione urbana, provando l’opportunità, anche economica, determinata da un recupero degli spazi, in contrasto al consumo di suolo e all’abbandono edilizio. Poi: Werther Albertazzi di PlanimetrieCulturali a discutere del Riuso Temporaneo in alternativa all’abbandono. Spazio anche alla street art col collettivo Altrove, che riqualificherà lo spazio urbano con opere murarie ed installazioni in legno.