Le ditte che hanno ottenuto licenze petrolifere nei mari croati sono l’onnipresente Eni, l’inglese Medoilgas (adesso Rockhopper Exploration, sempre inglese), Ina-Industrija (nafte di proprietà del governo croato) e un consorzio americano-austriaco creato dalla Marathon Oil del Texas e la viennese Omv nel gennaio del 2015. La prima deteneva il 60% del consorzio e ne era l’operatore, il restante delle quote era nelle mani della seconda.

Ieri arriva il colpo di scena. Dopo mesi di propaganda delle supposte ricchezze petrolifere dei mari croati, l’agenzia degli idrocarburi della Croazia guidato da Barbara Doric annuncia che il consorzio Marathon Oil-Omv non firmerà i contratti petroliferi con il governo per “questioni irrisolte con il Montenegro” sui confini delle concessioni e perché non avevano ricevuto sufficienti rassicurazioni sulla sicurezza. Ci sono ancora questioni irrisolte anche in merito ai confini con la Slovenia.

Reuters, oltre a queste questioni di confine, riporta anche l’affermazione della Omv secondo la quale i prezzi petroliferi sono troppi bassi e gli investimenti si affievoliscono per giustificare i costi coinvolti.

Questa notizia è importante perché la Marathon Oil-Omv aveva ricevuto sette delle dieci concessioni offerte dal governo croato ed avevano investito già 10 milioni di dollari per i progetti petroliferi. Delle altre tre, due erano andate all’Ina e una ad un altro consorzio Eni-Medoilgas.

Barbara Doric anticipa che le altre ditte, fra cui l’Eni, firmeranno in contratti a settembre e che ci sarà una nuova offerta pubblica in autunno con altre concessioni. Ci si aspetta che parteciperanno altre ditte straniere, fra cui la Vermilion Zagreb Exploration, una sussidiaria della Vermilion del Canada, e la Oando della Nigeria. I rappresentanti del governo croato sono pure sicuri che riceveranno offerte migliori. Della serie, non demordono.

Ad ogni modo, è un colpo non indifferente ai sogni petroliferi di Croazia, e un punto di orgoglio per tutti quelli che lavorano per salvare l’Adriatico dalle trivelle. Nessuno ce lo dirà mai ma c’è anche il nostro zampino di attivisti, piccolo o grande, in queste decisioni.

E in Italia? In Italia, andiamo avanti con le trivelle imperterriti: chiediamo le autorizzazioni trasfrontaliere alla Croazia, ma intanto approviamo nuove trivelle proprio nel mezzo dell’Adriatico, con buona pace del confronto internazionale. In questo caso si tratta di due nuovi pozzi al largo di Ancona dell’Eni, nella concessioni Clara, con condutture sotterranee e l’installazione di una nuova piattaforma appena approvate sotto il solleone di luglio. Tuttapposto, sempre.

Qui mappe e decisioni su Clara Sud Est, dell’Eni, le nuove trivelle nel mare marchigiano