Il mio amico Vittorio Bellavita, responsabile di Noi Siamo Chiesa-Italia, ha diffuso un comunicato sulla questione dell’ Imu e scuole paritarie, da cui attingo, integrando. In questi giorni ho letto di tutto con titoli come “Anche i preti paghino l’Imu“, oppure “Le Scuole dei preti…”. Dentro gli articoli una confusione a non finire che si perpetua, eppure un giornalismo sano e veritiero, che si oppone ai bavagli del parlamento, dovrebbe essere rigoroso e vero, diversamente è complice di mistificazioni. Impera l’ideologia, perché si fa un calderone, tra Vaticano, Cei, otto per mille, proprietà ecclesiastiche da lasciare allibiti e spesso le critiche arrivano da chi ne ha beneficiato direttamente. Se uno scrive tanto per scrivere, sarebbe meglio che stesse in silenzio perché alla lunga perde in credibilità. Proviamo a vedere come stanno le cose. Prendiamo come riferimento l’anno scolastico 2009-2010, di cui si dispongono i dati definitivi, pubblicati ufficialmente dal Miur (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) in “La scuola in cifre 2009-2010”.

In Italia vi sono 13.717 scuole paritarie (pari al 24,1% del totale delle scuole) di cui

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Gli studenti della scuola dell’obbligo in totale sono 8.961.634.

Gli studenti della scuola paritaria in totale sono 1.074.205.

Sempre secondo il Miur, le Scuole paritarie sono così divise:

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La legge 62/200 riconosce la parità alle scuole private: riconosce cioè la funzione pubblica perché chiede l’osservanza dei protocolli formativi, stabiliti dalla stessa legge, cioè gli stessi che usa la scuola pubblica. Nell’anno di riferimento (2009-2010), lo Stato ha stanziato per la scuola statale 54 miliardi di euro. In base alla percentuale numerica degli studenti, lo Stato avrebbe dovuto corrispondere alle paritarie, il 10 per cento, cioè 5,4 miliardi. In teoria perché lo Stato, contravvenedo la stessa legge contribuisce ai costi delle scuole paritarie solo per l’uno per cento, cioè per circa  530 milioni di euro (sic!). In altre parole lo Stato risparmia ogni anno poco meno di sei miliardi.

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 *Se uno studente è ripetente, per lo Stato, occorre aumentare queste cifre del 6%

Da queste cifre emerge che la scuola paritaria in Italia è una pacchia per lo Stato. Infatti, se dovessero chiudere tutte, lo Stato si troverebbe di punto in bianco a organizzare strutture (insegnanti, aule, materiale, ecc.) per un milione e 700 mila studenti da aggiungere ai quasi nove milioni presenti. La scuola esistente è un colabrodo abbandonata a se stessa, decadente e decaduta; crollano le aule sulle teste dei bambini, mancano le aule in ogni ordine e grado di scuola per cui, sarebbe il crollo definitivo della scuola pubblica.

Il 70 per cento delle scuole paritarie sono scuole dell’infanzia, un settore dove lo Stato, dall’unità d’Italia a oggi, è sempre stato inadempiente, gravemente colpevole, specie nel sud abbandonato a se stesso o alla bontà delle suore. In uno Stato comatoso come il nostro gridare allo scandalo delle scuole paritarie è veramente uno scandalo, perché chi ne scrive e ne parla non sa di cosa parla, ma è sufficiente che vi sia un appiglio ideologico anticlericale per godurie tridimensionali.

Alcuni poi dovrebbero tenere al loro nome di persone serie. Personalmente penso che lo Stato dovrebbe avere una scuola sufficiente per tutti gli studenti italiani con strutture sane e sicure e con programmi di altissimo livello, con scuole materne diffuse in tutto il territorio e asili nido che coprano ogni paese e villaggio. Solo allora, potrebbe pretendere di fare a meno di servirsi delle scuole private (paritarie e no). Al momento attuale, però, eccetto le scuole private con scopo di lucro che devono pagare ogni tassa fino all’ultimo centesimo, quelle paritarie senza scopo di lucro, dovrebbero essere a totale carico dello Stato, perché sono una supplenza ad una mancanza indecorosa di uno Stato che spende denaro pubblico a iosa e lascia crollare le scuole sulle teste dei bambini. Non sono a favore delle scuole private, ma la verità non è manipolabile da parte di nessuno, tanto meno da parte di chi si definisce laico, ma sapendo di esserlo solo all’acqua di colonia