“Io sono come una Cinquecento. Lui è una Ferrari”, così Ricardo Urgell si è confessato a Juan Suarez, direttore del El Diaro de Ibiza e penna sagace di cronache mondane. Eppure Ricardo ha inventato il primo divertimentificio, il Pacha, ha lanciato sulla Marina di Botafoch, il Lio, un mix fra Crazy Horse e Cirque du Soleil, dove ogni sera 250 persone sono in lista d’attesa per accedervi. E si è pure prodotto un film autocelebrativo “L’architetto de la noche”, ha invitato 1500 “amici” al Destino, altro albergo di famiglia, ha servito paella in un padellone gigante mentre a tutto schermo  “si” proiettava. Ma ribadisce: nessuno spirito di rivalità con “Lui”.

“Lui” è Abel Matutes, ex ministro degli Esteri con Aznar, ex commissario europeo, amico di Larghe Intese con Romano Prodi, ma con una comunicativa che farebbe rodere di invidia Berlusconi. Uomo dalle Grandi Visioni. Il confronto con Salvini, il nostro più ruspante tra i politici, rende quest’ultimo ancora più sbiadito. E rimarrebbe a mezz’aria la domanda se Salvini riuscisse almeno ad aprire una balera a Riccione. Ma soprattutto Matutes è proprietario di mezza Ibiza, potente, temuto e rispettato. Poi ha un figlio che mica come Maurizio Lupi lo raccomanda a destra e a manca.
Abel  lo ha messo a lavorare sodo per farsi le ossa, prima di affidargli posti di responsabilità. Adesso i due cinquestelle più glamour dell’isola sono i suoi, L’Ushuaia e l’Hard Rock Hotel: entrambi con palco privato, per concerti privati, per (s)balli privati che possono ospitare fino a 3000 persone. Entrambi hanno lo SkyBar con davanzali di vetro tutt’intorno, sembra di toccare il mare, con il tramonto servito nel bicchiere. L’Hard Rock Hotel, il secondo nel mondo, ha ammassato la memorabilia di 30 anni di rock, dalla chitarra di David Bowie ai pantaloni a zampa di Michael Jackson, passando per i cinturoni di Elvis Presley. Solo per chi se lo può permettere dispone di un ristorante da 1500 euro a cranio, il più caro al mondo, ma gli organizzatori giurano che l’esperienza multisensoriale è da far perdere i sensi. Accesso vietato alla stampa ficcanaso, per simpatia o solo per togliermi di torno, me lo lasciano sbirciare attraverso il buco della serratura. Quello che vedo per stupire i 5 sensi è da Alice nel Paese delle Meraviglie. Intanto il due agosto sono attesi in centomila sulla playa d’en Bossa per una sorta di Woodstock on the beach, solo che al posto dei gruppi rock si alterneranno i dj più “hot” dell’estate.
Ha venduto per potersi dedicare alla sua passione del poker? E’ quello che si rumoreggia. Guy Laliberté, ex artista di strada e poi fondatore de Le Cirque du Soleil, ha ceduto alle pressioni dei cinesi. E adesso un po’ di cifre: fondato nel 1984, 1.300 artisti che in 30 anni di storia hanno dato spettacolo per 160 milioni di persone in 330 città in giro per il mondo. E pensare che il suo primo oscillante tentativo per fare “impresa”  fu un FLOP!  Oggi Guy ha venduto per un miliardo e mezzo di dollari. Anche i sogni hanno un prezzo. Guy si è tenuto però per sè una piccola quota con l’obiettivo di continuare a fornire “input strategici e creativi”. L’ultimo è un risto/teatro vicino al porto di Ibiza, una “collisione creativa”, tra cibo, arte e numeri acrobatici, un’elaborazione del mercatino hippy/chic ibizenco e dello street food. Cosa farà Guy da grande? Partecipare al suo show televisivo preferito “High Stakes Poker” e fare crescere “One Drop”, torneo di poker per beneficenza. In fondo, anche i billionaire hanno un cuore.

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