Siamo nell’ultima settimana di luglio, quella del bollino rosso, cioè della massa popolare che si riversa sulle strade delle vacanze intasando i vari caselli autostradali per godersi un meritato relax dopo un anno di lavoro. Anche negli Usa il mese di luglio è un mese di vacanze per molti, ma è niente al confronto dell’Italia dove in questo stesso periodo nelle grandi fabbriche e luoghi pubblici non c’è nemmeno bisogno di chiederle le “ferie”, perché è proprio la Direzione Risorse a comunicarti che potrai, anzi, dovrai! stare a casa per la chiusura estiva che tradizionalmente cade in agosto, specialmente nella settimana centrale.

Chiunque conosce anche solo superficialmente l’Italia queste cose le sa benissimo, quindi un italiano emigrato all’estero tutto si potrebbe aspettare meno che di ricevere da un solerte e ferrigno funzionario di Equitalia, proprio nell’ultima settimana di luglio, una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (che riceverà presumibilmente nella settimana di Ferragosto) contenente una “Intimazione di pagamento” entro 5 giorni di 866 euro e 16 centesimi.
Seguono altre 4 pagine di elencazioni burocratiche per specificare, sostanzialmente, niente.

A pagina 2 viene semplicemente dato il dettaglio di come il debito originario di 355 euro del 2001 si sia poi ampliato per interessi, sanzioni e quant’altro possa servire ad aggiungere qualche centesimo alla somma, fino al totale di 866 euro, nell’intento, più sadico che coerente, di spremere al massimo il malcapitato contribuente.
A pagina 3 ci sono le “Comunicazioni dell’Agente della Riscossione”, ovvero l’elenco degli sportelli, a Milano e provincia, dove poter andare a pagare il dovuto. (Chissà se faccio in tempo a prenotare un volo. Domani è giovedì, arrivo a Milano venerdì tarda mattina, ma gli uffici chiudono alle 13.15! I 5 giorni però scadono lunedì, quindi se vado di corsa potrei ancora fare in tempo a obbedire alla perentoria intimazione di pagare).

A dire il vero mi piacerebbe sapere il motivo di questa inconfutabile intimazione di pagamento, ma purtroppo la mia memoria non mi aiuta. Sono passati solo 14 anni da quella fatidica dichiarazione dei redditi che però non ho nemmeno fatto  io personalmente, essendo già espatriato da qualche anno e avendo perciò dato l’incarico di provvedere a una fiscalista di Milano (che poi ho cambiato, e chissà dov’è ora).

Però a pag. 3 trovo finalmente nel primo paragrafo ciò che cercavo, il titolo è: “A chi rivolgersi per avere chiarimenti sulle somme dovute”. Qui troverò finalmente un addetto che mi aiuterà a ricordare e capire. Davvero? Ecco cosa c’è scritto: “Eventuali richieste di chiarimenti relative alle somme dovute e riportate nella sezione “Dettaglio del debito” devono essere rivolte direttamente all’ente creditore (cioè Equitalia, ndr), poichè l’Agente della riscossione può fornire solo informazioni relative alla situazione dei pagamenti e alle attività poste in essere dallo stesso”.

Più chiaro di così si muore. Bastavano tre parole: paga e taci!

A pag. 4 arriva l’ immancabile “Informativa sul trattamento dei dati personali” (mezza pagina di eccellenza burocratica per dire che rispettano la privacy) l’informativa si conclude con la fotocopia di un bollettino postale con il quale poter pagare comodamente (dall’estero?!) il dovuto senza andare a disturbare la serafica quiete degli agenti per la riscossione.
Se volessi spiegare ad un americano cosa è la burocrazia italiana mi basterebbe tradurre in inglese questa lettera e spiegarne lo scopo, per darne un esempio lampante.
Lo stile della lettera è quello burocratico classico di inizio ventesimo secolo dove troviamo la monarchia e le rigidissime regole da una parte, i funzionari burocrati in mezzo, i sudditi dall’altra.

Quelli di Equitalia (ma loro sicuramente danno la colpa al Ministero da cui dipendono, cioè il Tesoro, il quale dà la colpa al Parlamento che non fa le riforme, ma i parlamentari dicono che obbediscono ai partiti, i partiti a loro volta danno la colpa a riforme inattuate, ecc., ecc.) sembrano dimenticare che l’Italia è da 70 anni una democrazia e che quindi è il cittadino il loro “padrone” non lo Stato.

Renzi però lo ha capito benissimo (e Padoan?). “Dobbiamo fare le ‘riforme'”! Dice sempre. Peccato però che anche lui faccia sempre altre riforme (proseguendo un malvezzo che dura da decenni!) e mai quelle che servirebbero una buona volta davvero ai cittadini per pagare meno tasse e avere più servizi.

Ma in questo caso c’è persino di peggio che la vessazione: c’è il totale sperpero di risorse e denaro assolutamente ingiustificati dalla fattispecie e dall’entità della somma dovuta.
L’importo originario della maggiore imposta dovuta, nel 2001, era di 355 euro. La cartella con la richiesta del maggiore tributo mi è stata notificata il dopo 4 anni, nel 2005.
Adesso sono passati altri 10 anni prima del nuovo risveglio.

Se l’Italia fosse in testa alla classifica europea dei minori evasori fiscali, potrei capire l’accanimento, ma siamo, al contrario, ai primi posti dell’evasione fiscale. Circolano diverse cifre in proposito: qualcuno dice decine di miliardi di euro, altri addirittura centinaia di miliardi di evasione! Comunque sia, è mai possibile che con una evasione di cotanto livello Equitalia perda tempo e risorse per inseguire un tapino ex bancario espatriato quasi vent’anni fa, allo scopo di recuperare meno di mille euro? Bisogna tornare all’impero austriaco e alle prigioni dello Spielberg per trovare a Milano un simile ottuso livello di vessazione e di spreco di risorse!

E il “vizietto” di spedire queste intimazioni di pagamento a fine luglio o agosto, quando è nota a tutti la difficoltà, in Italia, di trovare non solo consulenti fiscali, ma persino gli stessi impiegati del Fisco, è davvero casuale? Poi vengono in televisione a vantarsi: “abbiamo scovato X miliardi di evasione!”. Se sono tutti casi come questo non hanno scovato proprio niente, hanno solo compiuto angherie di ogni genere contro chi ha sempre pagato le sue tasse sempre fino all’ultimo centesimo!

Il mio però, anche se assurdo, certamente non è un caso isolato. Invito perciò tutti i lettori del blog che hanno subito da Equitalia simile trattamento a lasciare qui la loro testimonianza, ne farò un volumetto e lo invierò a Padoan e Renzi per conoscenza.