Il Consiglio Superiore della Magistratura ha aperto due fascicoli d’indagine sul caso della presunta intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino e sui colloqui telefonici tra il premier Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi. Il comitato di presidenza del Csm ha assegnato le pratiche alla prima commissione, quella responsabile delle inchieste sui magistrati. A chiedere che il Consiglio si occupasse dei due casi era stato, la scorsa settimana, il consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin.

Palazzo dei Marescialli dunque vuole approfondire le possibili condotte illecite da parte delle toghe nei due casi che hanno animato le ultime settimane di cronaca. La telefonata tra Renzi e Adinolfi, rivelata dal Fatto Quotidiano, è agli atti dell’indagine di Napoli sulla Cpl Concordia, e svela la trama politica che portò l’ex sindaco di Firenze a “silurare” Enrico Letta, definito “un incapace“, per prenderne il posto.

Molto più controversa la questione su Crocetta, diventata in poche ore un vero e proprio caso. Nella presunta intercettazione svelata dall’Espresso, il medico del governatore siciliano, oggi agli arresti domiciliari, parla di Lucia Borsellino in tono offensivo. “Bisogna farla fuori come suo padre”. Dall’altra parte del telefono, secondo il settimanale, Crocetta non replica alle offese di Tutino.

“Non ho sentito quella frase”, si giustificherà il governatore. Poche ore dopo, però, arriverà la smentita della procura di Palermo, seguita da quelle di Caltanissetta, Messina e Catania: quella telefonata agli atti dei quattro uffici inquirenti non esiste. Ma non solo. Perché la procura di Palermo ha di recente iscritto nel registro degli indagati i due collaboratori del settimanale autori dell’articolo: sono accusati di rivelazione di notizie false e calunnia. La presunta fonte dei giornalisti, individuata e interrogata dai pm, avrebbe smentito con prove alla mano. Le indagini della procura di Palermo sono ancora in corso, ma il procuratore Francesco Lo Voi spiegava appena ieri che “non esiste nessuna fonte del caso Crocetta, perché non esiste alcuna intercettazione”. Nel frattempo il governatore siciliano ha anticipato di voler chiedere dieci milioni di euro di danni al settimanale.