Addio alla macchina del caffè, alle pentole, allo shaker dei cocktail, per passare alla cornetta del telefono: quattro dei diciotto addetti alla buvette di Montecitorio lasceranno quanto prima il bar della Camera riservato ai deputati che si affaccia sul Transatlantico e a una decina di passi dall’Aula. Saranno trasferiti al centralino della Camera, sulla base di una delibera dell’Ufficio di presidenza, che “trasformerà” in commessi i restanti 14.

Alla fine di maggio i questori di Montecitorio Stefano Dambruoso (Sc), Paolo Fontanelli (Pd) e Gregorio Fontana (Fi) avevano deciso di avviare la procedutra per il “passaggio di professionalità d’ufficio” per tre cuochi (“coordinatori del reparto Cucina”) e quindici banconisti (“coordinatori dei servizi di ristoro” che prestano servizio alla buvette, uno dei luoghi simbolo della Camera, il bar per i deputati i cui prezzi ora sono sostanzialmente in linea con quelli di qualsiasi bar del centro di Roma. “Tale decisione – ha spiegato all’ufficio di presidenza Laura Boldrini chiedendo di avallare il trasferimento dei dipendenti della buvette ad altra mansione – discende dall’impossibilità di assicurare un efficiente funzionamento dei servizi di ristorazione a gestione diretta a causa di una rapida riduzione dell’organico registrata a partire dal secondo semestre 2014″, un “fuggi fuggi” scatenatosi quando già si presagiva l’arrivo del tetto alle retribuzioni di tutti i dipendenti della Camera. La buvette fino ad ora era l’unico punto di ristoro gestito direttamente dalla Camera: il ristorante dei deputati e le mense, infatti, sono state da tempo affidate ad una ditta esterna.

La delibera approvata prevede, in particolare, che le 18 unità di personale interessate al passaggio di professionalità “siano destinate, sulla base dell’attitudine rilevata, alla professionalità di assistente parlamentare”  (con la corrisponente qualifica), nonchè “in un numero massimo di quattro al centralino trelefonico, con la corrispondente qualifica di coordinatore di reparti”. L’atto approvato prevede, poi, che si tenga conto per il trasferimento della “propensione manifestata da ciascun dipendente interessato al cambio di professionalità”, che sarà comunque sottoposto ad colloquio. Per accertare l’attitudine di un banconista abituato da decenni a fare caffè e a servire cocktail, bevande e tramezzini a rispondere al telefono ed a trasferire le “onorevoli chiamate”.