L’automobile è il vero “tesoretto” del fisco italiano ed il bancomat dei governi che si alternano alla guida del paese. Per gli italiani è sempre più un “lusso” visto che a differenza della casa (tartassata pure quella), che almeno in parte si rivaluta, l’auto è un “investimento” in perdita: appena uscita dal concessionario vale praticamente la metà. Poi ci sono solo costi. Il gettito del solo comparto automotive è arrivato a valere nel 2014 il 16,8% del gettito totale: 71,6 miliardi di euro. Solo cinque anni prima, nel 2009, erano 66,2 miliardi (16% del totale). Si capisce così perché nella “top ten” delle tasse più odiate dagli italiani figurino sia il bollo auto (terzo posto) sia le accise sui carburanti (quarto), secondo l’analisi del Centro studi e ricerche sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it. In testa c’è l’aggio esattoriale, seguito dal canone Rai.

“In generale – fa sapere Contribuenti.it – le imposte più odiate sono quelle sono indirette, che si pagano senza tener conto del reddito pro capite”, cioè quelle che pesano di più sulle famiglie a basso reddito. L’importo del bollo dipende dalla cilindrata della macchina, ma l’accisa sui carburanti no. Quest’ultima è decisamente “curiosa” perché è un’imposta sulla quale si paga un’altra tassa, l’Iva. Un doppio prelievo che vale anche per l’energia elettrica. Una mostruosa distorsione del sistema, peraltro dichiarata illegittima nei giorni scorsi da un Giudice di Pace di Venezia secondo il quale all’accisa non è una produzione e non le si può attribuire anche un “valore aggiunto”. A giudizio di Contribuenti.it, “ingiustizie” come la doppia imposizione sono un incentivo all’evasione fiscale, che nel primo semestre 2015 “è cresciuta del 2,3% raggiungendo – considerando anche quella derivante dall’economia criminale – la cifra astronomica di 169 miliardi di euro all’anno”.

Quando si tratta di pagare il bollo, gli italiani se la prendono con calma. La app Veicoli – una startup presso il Treatabit dell’I3P del Politecnico di Torino – rivela che appena due su tre (68%) lo pagano entro i tempi previsti. Il dato è stato ricavato dall’esame dei comportamenti dei 63.000 automobilisti iscritti con 80.000 mezzi registrati: un campione forse non statistico, ma sicuramente significativo. Sono decisamente più attenti di quando ci sono di mezzo assicurazioni e revisioni: “Per entrambe, il 70% degli utenti Veicoli effettua l’aggiornamento entro il secondo alert”, due settimane prima della scadenza. Anche perché se senza assicurazione e revisione non si può circolare, se non si paga il bollo in tempo si dovrà poi solo aggiungere all’importo gli interessi e una maggiorazione (qui il calcolo del bollo).

In realtà, almeno al sondaggio del Centro Studi e Documentazione di Direct Line, sono triplicati gli italiani che ritengono troppo cara la gestione dell’auto: erano il 34% nel 2012 e sono diventati il 93% quest’anno. Addirittura il 60% ricorre alla manutenzione “fai da te” (il 23% sempre). Sono state interpellate telefonicamente mille persone, il 12% delle quali ha anche dichiarato di non fare alcuna manutenzione a causa della spesa elevata o dell’anzianità del mezzo: proiettando su scala nazionale, si tratterebbe di 3 milioni di auto. Un dato preoccupante che fa il paio con quello dei 5 milioni con gomme non a norma emerso dalla campagna Vacanze Sicure di Polizia Stradale, ministero dell’Interno e associazioni dei produttori e dei rivenditori di pneumatici.

Facile.it ha calcolato un costo medio annuo di 3.200 euro per il mantenimento dell’auto di famiglia includendo RC auto, bollo, carburante, costi di usura, manutenzione e revisioni. Malgrado gli italiani provino a risparmiare, “limando” anche sulla sicurezza oltre che sui carburanti, i cui consumi sono calati tra il 2009 ed il 2014 del 27% per la benzina e del 12% per il gasolio, lo Stato incassa comunque. L’utilizzo dell’auto diventa sempre più costoso, visto che solo di tasse nel 2014 è stato raggiunto un gettito di 58,7 miliardi (+14% in 5 anni), che si aggiunge ai 6,1 miliardi assicurati dal bollo (+7,7%). Al contrario, dall’acquisto di auto (IPT e Iva) l’Erario ha “guadagnato” quasi il 28% in meno: 6,8 miliardi lo scorso anno contro i 9,48 del 2009.