Papa Francesco parte per viaggio in Sud AmericaVarato dal governo il 30 settembre dell’anno scorso, approvato cinque mesi dopo dalla Conferenza Stato-Regioni, il piano aeroporti dell’ex ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi percorre lentamente il suo iter di approvazione parlamentare. Non senza ‘incidenti di percorso’ degni della qualità legiferante che ci meritiamo e ben descritti nelle scorse settimane da Paola Saliani nel suo blog.

E mentre si allontana il varo definitivo del piano che avrebbe dovuto riorganizzare strutturalmente un settore capace di bruciare centinaia di milioni di risorse pubbliche per inseguire i sogni velleitari di ras locali, i piccoli aeroporti di cui è costellata la penisola continuano a produrre un mare di debiti – stimati in 1,5miliardi di euro – e cospicue perdite.
Di ciò si trae conferma esaminando una serie di rendiconti annuali di altrettanti scali. Che, va detto, in un paese normale non avrebbero nemmeno dovuto vivere la cerimonia di posa della prima pietra. O, al peggio, sarebbero stati chiusi da tempo.

Facciamo qualche esempio per chiarire meglio i termini.

L’aeroporto di Verona, in particolare per effetto dei costi dello scalo-fantasma di Brescia, ha chiuso il 2014 con altre 8,8 milioni di euro di perdite, che si aggiungono ai 5,6 milioni del 2013. Costruito nel 2002 al fine di trasferirvi il traffico di Verona per il tempo necessario al rifacimento delle piste, lo scalo di Brescia non è mai entrato in funzione e negli ultimi 10 anni ha generato circa 50 milioni di euro di disavanzo. Successivamente alla riapertura dell’aeroporto di Verona, quello di Brescia avrebbe dovuto essere fortemente vocato al traffico di aerei cargo, ma in realtà questa vocazione non è mai decollata.

Proseguendo la carrellata dei buchi di bilancio, l’aeroporto Friuli Venezia Giulia ha accusato un rosso di 1,2 milioni di euro, quello di Pescara di 7,7 milioni, quello di Albenga (ma come si fa anche solo a pensare ad un aeroporto ad Albenga?!) di 260 mila euro.

Pensiamo poi all’aeroporto di Crotone: dichiarato fallito, travolto da decine di milioni di euro di perdite e debiti, ne è stato autorizzato l’esercizio provvisorio grazie ad una ulteriore iniezione di denaro (650 mila euro) da parte della Regione Calabria.

È poi notizia di un paio di giorni fa la decisione dei soci del fallimentare scalo di Salerno di procedere ad una nuova ricapitalizzazione, con il contestuale acquisto di quote (290 mila euro) da parte della Camera di Commercio locale. Le vicende societarie dell’aeroporto-fantasma di Salerno assomigliano ad una tragi-commedia: costato sino ad oggi oltre 100 milioni di euro, negli ultimi tre esercizi ha accumulato perdite per 8 milioni di euro (2,6 solo nel 2014), realizzando una media di 350 passeggeri al mese!

Vito Riggio, presidente di Enac, proprio riferendosi allo scalo di Salerno, ha recentemente parlato di “situazione molto grave”. Episodio, questo, che ha fatto andare su tutte le furie i soci dello scalo ed i numerosi sponsor politici e cacicchi locali. Ma che forse, unito ai temporeggiamenti del ministero dei trasporti nello sblocco della attesa concessione ventennale, fanno pensare a possibili dubbi del ministro Graziano Delrio sul futuro dello scalo fortemente voluto da Vincenzo De Luca.

Se parliamo di voragini originate dal fatto di aver irragionevolmente accarezzato il sogno di avere un aeroporto ‘a due passi da casa’, non si può non fare riferimento al caso dello scalo di Bolzano: il miraggio inseguito per oltre un decennio dalla ricca Provincia Autonoma di Bolzano, di avere un aeroporto che collegasse il capoluogo altoatesino con il resto del mondo, è costato 25 milioni di euro di perdite e oltre 100 milioni di investimenti pubblici. Cifre enormi, buttate per un aeroporto che, all’apice del suo “successo”, ha assorbito appena lo 0,036 per cento del traffico passeggeri in Italia: 150 passeggeri al giorno, sull’unica tratta Bolzano-Roma!

Consoliamoci con il fatto che il tramonto del sogno sudtirolese, in assenza di contrordini sul piano politico, potrebbe presto arrivare dall’esito di un referendum popolare su un contestatissimo progetto di ampliamento, già bloccato peraltro dal Tar.

Non appare invece consolante il fatto che l’irresponsabilità della politica locale, coniugata allo scarso coraggio di quella nazionale (il timido piano aeroporti ne costituisce un chiaro esempio!), continuerà ancora a produrre la dilapidazione di ingenti somme di denaro collettivo.

@albcrepaldi