Candidato al Nobel per la Letteratura nel 2015 e prossimo premio Campiello alla carriera, lo scrittore Sebastiano Vassalli si è spento la notte scorsa all’età di 73 anni per una malattia fulminante e incurabile, tenuta riservata. Era stato ricoverato all’hospice “Monsignor Zacchero” di Casale Monferrato dopo l’aggravarsi delle sue condizioni. La notizia è stata riverita da Roberto Cicala, presidente del Centro Novarese di Studi Letterari di cui lo scrittore era socio onorario. Vincitore dei maggiori premi letterari italiani, tra cui lo Strega e il Campiello, ha scritto per i più importanti quotidiani italiani. Vassalli era celebre nel mondo per il romanzo ‘La chimera‘, ambientato nella pianura novarese, dove ha vissuto fin dai primi anni di età.

I funerali saranno celebrati mercoledì 29 luglio. “Secondo la volontà dello scrittore – spiega il sindaco di Novara Andrea Ballarè – saranno funerali laici, molto sobri ma con un alto contenuto civico. Allestiremo la camera ardente nella stessa giornata di mercoledì, dalle 10 alle 17, nella Sala Genocchio, a Palazzo Vochieri, sede della Biblioteca Negroni, luogo a cui Vassalli era molto legato. Il funerale si terrà invece nel cortile del Broletto con inizio alle 17,30″

Nato il 24 ottobre 1941 a Genova, da madre toscana e padre lombardo, ma fin da bambino Sebastiano Vassalli ha vissuto a Novara. Laureatosi in Lettere all’Università di Milano con Cesare Musatti sui rapporti fra arte contemporanea e psicanalisi, tra gli anni Sessanta e Settanta si è dedicato all’insegnamento coltivando, in parallelo, un’intensa attività artistico letteraria e partecipando, anche come pittore e fondando riviste quali “Ant. End” e “Pianura”, alle vicende della cosiddetta neoavanguardia nell’ambito del Gruppo ’63. Sono di questo periodo alcune prose sperimentali come “Narcisso”, uscito nel 1968 da Einaudi, cui seguono “Tempo di massacro” e “L’arrivo della lozione” (Calypso), e plaquette poetiche quali “Il millennio che muore” (Einaudi 1972).

E’ dedicato invece al Settecento “Marco e Mattio”, uscito da Einaudi nel 1992, e all’Ottocento e agli inizi del Novecento “Il Cigno” (Einaudi, 1993) prima e, dopo la parentesi quasi fantascientifica e satirica di “3012: cuore di pietra” (Einaudi, 1996), un’epopea della storia democratica dell’unità d’Italia che ruota intorno a una grande casa di Novara. Nel 1998 è uscito “Gli italiani sono gli altri”, (Baldini e Castoldi), una raccolta di articoli polemici scritti per varie testate giornalistiche, e il romanzo “La notte del lupo” (Baldini e Castoldi), protagonista Yoshua, un Gesù privato di ogni aspetto divino e soprannaturale. Con “Stella avvelenata”, pubblicato da Einaudi nel 2003, Vassalli è tornato alle grandi storie raccontando di un giovane chierico di Casale Monferrato che, nel 1441, intraprende un viaggio verso Parigi. Nel 2005 ha pubblicato “Amore lontano” (Einaudi) e “Terra d’acque. Novara, la pianura, il riso” (Interlinea), dove racconta se stesso e i luoghi dove ha trascorso gran parte della sua vita e dove ha ambientato molti dei suoi romanzi.

Negli ultimi anni Vassalli si è avvicinato al presente, riscoprendo anche il genere del racconto con “La morte di Marx e altri racconti”, (Einaudi, 2006), mentre nel 2007 ha pubblicato per Einaudi “L’italiano”, dodici storie esemplificative del carattere degli italiani, della loro debolezza e meschinità. Nel 2008 sono usciti “Dio, il diavolo e la mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni” (Einaudi) e “Natale a Marradi. L’ultimo Natale di Dino Campana” (Interlinea). E proprio con la casa editrice Interlinea di Novara, diretta da Roberto Cicala, Vassalli aveva affidato negli ultimi 15 anni diversi scritti.  I libri più recenti Vassalli li ha pubblicati con Rizzoli: “Terre selvagge” (2014), un viaggio nel tempo, in un’Italia ancora misteriosa, al tempo dell’antica Roma, e “Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia (2015). E’ stato commentatore e opinionista per diversi giornali, tra cui “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera” e “La Stampa”.