Un tomo imprescindibile per addentrarsi nei meandri dell’economia politica del calcio. “Goal Economy. Come la finanza globale ha trasformato il calcio” (Baldini & Castoldi, 568 pp.) di Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, indaga con cura l’evoluzione del cosiddetto calcio moderno che, nelle parole dell’autore: “Non è più un semplice gioco. Per certi versi, i cambiamenti impressi dal business gli hanno sottratto un po’ di fascino, ma allo stesso tempo lo hanno reso qualcosa di più completo, ergendolo, a pieno titolo, a soggetto Industriale e, in definitiva, Politico (maiuscole nel testo ndr.)”.

Se è vero che, al giorno d’oggi, con il quotidiano sportivo aperto sul frigo dei gelati al bar, non si discute solamente del dribbling di Messi ma anche della plusvalenza di Vidal, il testo risulta assai utile anche per i non addetti ai lavori. Storicizzando gli eventi che portano alla nascita del calcio moderno con piglio e impostazione marxista (ci perdoni l’autore per l’accostamento), Bellinazzo osserva l’evoluzione economica del calcio attraverso tre fasi, corrispondenti ad altrettante rivoluzioni industriali. E si concentra sull’ultimo periodo.

Le pagine in cui racconta di come il milionario belga Duchatelet, dopo aver comprato le squadre di Charlton (Inghilterra) e Alcorcón (Spagna), ha imposto il cambio dei colori sociali per far giocare entrambe con la stessa maglia, alla faccia di quel desiderio d’identificazione del tifoso che è da sempre il motore immobile della passione calcistica, diventano la cartina di tornasole per comprendere quello che è diventato oggi “the beautiful game”. E di come sia cambiato l’approccio del tifoso, da consumatore emotivo a cliente tout court. Bellinazzo sceglie di concentrare l’analisi sull’economia legale del pallone, preferendo non approfondire quell’economia informale e parallela – dalle scommesse alla compravendita di partite, dagli appalti truccati alle tangenti per la costruzione degli impianti sportivi e dell’organizzazione dei grandi eventi, dal riciclaggio di denaro alle vere e proprie infiltrazioni delle mafie a tutti i livelli nel calcio globale – che muove forse una quantità di denaro ben superiore a quella formale.

E dopo un prologo sulla famosa cena all’Eliseo tra il presidente della Uefa Michael Platini, l’allora presidente Nicolas Sarkozy e l’emiro qatariota Al Thani, che accenna, appunto, all’esistenza del lato oscuro del pallone di cui sopra, l’analisi comincia dal calcio italiano. Qui l’autore non può che constatarne l’evidente declino, come risulta da tutti gli indicatori economici sulla Serie A, e dove le prospettive, tra sperequazioni nella redistribuzione dei diritti tv, doping finanziario, debiti, stadi non funzionali, finte plusvalenze e ingerenze bancarie, non sono rosee. Soprattutto se il confronto con la Premier League della finanza globale e la Bundesliga del rigore autarchico indica che diverse sarebbero le strade possibili per una rinascita. Ma il libro non è, e non vuole essere, italo centrico. Uguale spazio è, infatti, dedicato allo studio dei cinque maggiori campionati europei (Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Francia) e poi all’analisi delle nuove frontiere del pallone: geografiche e finanziarie.

Ecco, quindi, il calcio di Stato russo, che dopo una bolla espansionistica soffre oggi della crisi del rublo, la crescita del soccer americano sulla scia dei successi del calcio femminile e quello messicano gestito direttamente dalle televisioni, mentre in Argentina è il governo che trasmette gratuitamente il calcio per infarcirlo di spot elettorali. Poi la crisi del calcio brasiliano per il fallimento dell’opportunità del Mondiale 2014, la crescita a strappi di quello asiatico, la commistione di modernità e tradizione di quello africano e mediorientale e così via. Ma le nuove frontiere sono anche e soprattutto quelle economiche e finanziarie, che oggi per le società più importanti del risultato sono concetti come matchday e jersey sponsor. Sono questi parametri, infatti, a decidere se in estate si può comprare Pogba o bisogna accontentarsi dell’ennesimo carneade pompato alla bisogna dalla stampa locale. Se stadi, sponsor, marketing e diritti tv sono l’ossigeno dei club, quotazioni in borsa, Tpo e Tpi rappresentano l’ingresso della finanza speculativa nel business del pallone. Il rigore storiografico non abbandona mai il lavoro di Bellinazzo, facendo di questo saggio un testo necessario per chi voglia utilizzare il termine calcio moderno al di fuori di slogan stantii e privi di senso.

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