Gianfranco Mazzoni, telecronista Rai, durante il Gp di Ungheria ha accusato apertamente Bernie Ecclestone di aver dato indicazioni alla regia internazionale che coordina tutte le gare del circus della Formula 1 di non riprendere le Ferrari di Sebastian Vettel mentre dominava la gara dal primo giro fino alla fine, né quella di Raikkonen, secondo fino al ritiro per problemi al Kers.

Il giornalista non solo ha protestato, ma ha anche invitato i telespettatori a scrivere lamentele per il cattivo servizio ricevuto direttamente all’imprenditore britannico: “Scrivete sul sito ufficiale formula1.com alla Fom” (Formula One management di cui Ecclestone è il direttore).

“Non mi sono accorto di un boicottaggio alla Ferrari. Da parte mia certamente non ci sono state disposizioni, ci mancherebbe” si è difeso Ecclestone. E il team principal, Maurizio Arrivabene, ha poi stemperato il clima: “Smettiamola con questa stupidaggine. Parlare di boicottaggio è assurdo”.

Ma Mazzoni è sicuro: “C’è stato uno screzio tra i vertici Ferrari e Ecclestone, da cui è dipeso il criticato oscuramento”. Quali le cause allora? Che i rapporti tra Ecclestone e Maranello siano tesi, non è una novità. Ecco le ipotesi principali: il Gp di Monza, la guerra per i diritti tv, la lite con Montezemolo, lo scontro con Arrivabene sulla gestione dei paddock.

La gestione dei paddock
A Maurizio Arrivabene piacerebbe una maggiore apertura al pubblico del circuito della Formula 1. Il team principal Ferrari è convinto che si possa così riportare fascino al circus. E la sua presenza tra il pubblico durante l’ultima sessione di test invernali a Barcellona ne è una conferma. Ma come scriveva su Twitter Richard St Clair-Quentin, Ecclestone sostiene che i pass per accedere da vicino al mondo Formula 1 devono essere rilasciati solo ai vip: “Non è una questione sportiva ma parte dello show business”, crede l’imprenditore britannico. Arrivabene invece gran premio dopo gran premio è sempre più convinto che la presenza di uno zoccolo duro più ampio di appassionati sia necessaria.

Gp di Monza
Quando poco più di un mese fa il numero uno della Fom aveva rispolverato l’ipotesi di spostare il gran premio di Monza, quello di casa per le rosse, nel 2017 a Imola, Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca e presidente della Ferrari, aveva ribadito: “Monza non mancherà dai prossimi calendari del campionato Mondiale di Formula 1. Se poi dovremo intervenire con Ecclestone per avere questa garanzia, lo faremo”.

Strategia per vendere i diritti tv sotto accusa
A partire da marzo 2013 fino al 2015, Bernie Ecclestone ha deciso di vendere i diritti televisivi del Mondiale di Formula 1 alle più importanti televisioni a pagamento. In Italia a raggiungere un accordo con Formula One Management è stata Sky, l’emittente televisiva di Rupert Murdoch. L’accordo prevede i diritti esclusivi per trasmettere tutte le gare in diretta, in aggiunta a un canale televisivo nazionale in chiaro che può trasmettere 9 Gran Premi in diretta e 11 Gran Premi in differita (ipotizzando che il calendario sia composto da 20 gare), incluso il Gran Premio d’Italia a Monza. La politica dei diritti tv non sta pagando. E il rischio, di cui si lamentano gli addetti ai lavori, è che i telespettatori continuino a diminuire: si perderebbe così il pubblico generalista e di conseguenza la visibilità degli sponsor.

L’attacco di Montezemolo
Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari S.p.a. dal 1991 al 2014, in un’intervista al Wall Street Journal, rilasciata a giugno 2014 quando ancora era presidente della casa di Maranello aveva criticato le regole della federazione che privilegiano l’affidabilità rispetto allo show, lasciando intendere che in futuro le rosse avrebbero potuto preferire le gare di endurance. Poi successivamente smentì: “Forzature, ma in Formula 1 serve evoluzione e rinnovamento”. E la scorsa primavera, Montezemolo divenuto ex Ferrari ha ribadito al patron del circus: “I vertici della Formula 1 devono investire e porsi priorità chiare, assumere esperti e fare un piano entro il 2020. Altrimenti il futuro del Circus è a rischio”.