Il concetto di paesaggio, e, di conseguenza, della sua tutela, non è statico.
Forse non è un caso che, pur essendoci uno specifico decreto ministeriale di inedificabilità, al Breuil, in comune di Valtournenche, abbiano realizzato Cervinia. Evidentemente, con il beneplacito della Soprintendenza, si è ritenuto che costruire condomini all’ombra del Cervino non deteriorasse, ma anzi abbellisse il paesaggio.

In questi decenni la Corte Costituzionale ha sensibilmente adattato alla modernità il concetto di paesaggio richiamato dall’art. 9 della Carta, che qui ricordo: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

La lodevole operazione ha portato al riconoscimento del bene “ambiente”, che è sicuramente più cautelativo per i cittadini che non il termine “paesaggio”. Nell’ambiente è ricompreso il cittadino, mentre il paesaggio è qualcosa di esterno allo stesso.

Forse, però, mi viene da pensare, vera quella interpretazione molto lassista di cui sopra, il concetto di paesaggio dal 1947 ad oggi ha perso molto del suo significato originario, quanto meno se si ha riguardo alle tutele adottate dalle Soprintendenze.

Vi faccio un esempio che potrà sembrare forse minore, ma che in realtà a me pare significativo. C’erano una volta i bivacchi in montagna. Essi erano costituiti da strutture di solito metalliche, molto anonime, che bene si inserivano nel territorio montano. Oggi, sono alcuni anni che i bivacchi vengono sostituiti con opere architettoniche futuristiche, che, anziché inserirsi nella natura, ne alterano sensibilmente le caratteristiche. È come se l’uomo anziché lasciare la montagna com’è, volesse imprimervi la propria impronta.

Un esempio minore? Facciamone uno più evidente anche come dimensioni. Le pale eoliche. C’è qualcosa di più impattante dal punto di vista visivo, qualcosa che alteri di più quello che oggi si definisce lo “skyline” di una file di pale alte decine e decine di metri sui crinali e le cime dei monti?

La Corte Costituzionale ha avuto modo di affermare che la tutela del paesaggio è più importante della tutela dei valori economici, eppure spesso queste pale vengono autorizzate dalle Soprintendenze proprio lì, dove più impattano sul paesaggio.

Ma c’è una frase, non un’opera, che a mio modo di vedere sancisce il degrado del concetto di paesaggio oggi purtroppo in atto e la frase è quella pronunciata da Oscar Farinetti circa un anno fa nella trasmissione di Andrea Scanzi: “Per me nel Sud c’è una sola roba da fare: un unico Sharm El Sheik, dove ci va tutto il mondo in vacanza”.

Tutti abbiamo presente cos’è Sharm, e per chi non l’avesse presente: “Sharm el Sheik, al di fuori del fantastico mare che la circonda non ha nulla. Naama Bay, Sharm Vecchia, sono delle stradine costruite su misura per i turisti, lustrate ogni giorno per farle splendere sotto gli occhi dei visitatori. E’ tutto finto“. Strutture finte, paesaggio di plastica, inserito in un ambiente unico.

Dall’Egitto alla Sardegna, dove cale meravigliose un tempo oggi sono anonimi porticcioli per paperoni, con nomi di fantasia come Porto Cervo o Porto Rotondo. Per Farinetti di sicuro tutto questo è bello, ed arricchisce il paesaggio che c’era prima. Ma io non ce l’ho con Farinetti. Farinetti è solo un inconsapevole portavoce di quella che è oramai una insensibilità diffusa e di cui le Soprintendenze fanno da organi certificatori. Il paesaggio si può, si deve alterare. Alla faccia della Carta Costituzionale. Chi pensa che la sensibilità ambientale in questi anni sia aumentata è bell’e servito!