“Dobbiamo portare questa maglia in giro per il mondo”. Parole di Flavio Briatore. La maglia evocata dal supermanager piemontese è quella della Sampdoria. L’idea è sbocciata quasi in via naturale dopo alcuni mesi di frequentazione fra Briatore e i vertici del club e si è saldata in un primo step durante un pranzo di lavoro a Montecarlo, al ristorante Cipriani, fra l’ex proprietario del Queens Park Rangers (Briatore nel calcio non è un parvenu) e l’avvocato Antonio Romei, plenipotenziario e braccio destro di Massimo Ferrero, l’esuberante proprietario della società genovese.

Briatore si occuperà da esterno della promozione mondiale del brand Sampdoria. I primi contatti in primavera, quando la Sampdoria si era interessata alla sorte di Adel Taarabt, il talentuoso attaccante franco-marocchino che aveva giocato una stagione nel Milan per poi accasarsi al QPR, l’ex società di Briatore, e all’epoca si era svicolato in attesa di una nuova sistemazione, poi trovata al Benfica. Ferrero e Romei ne avevano ragionato a tavola, durante una cena milanese, proprio con Briatore. Da lì, altri contati telefonici, richieste di consigli e come si dice, da cosa nasce cosa. Fino al rendez vous nel Principato che ha sancito, informalmente, l’alleanza fra l’ex manager della Formula 1 e la Sampdoria. Da non dimenticare: il partner ufficiale per i diritti sportivi del club è la Infront. E il nuovo responsabile del marketing della sampdoria dal 1° agosto sarà Giuseppe Albeggiani. Briatore presenterà un piano e se la società lo approverà si metterà al lavoro worldwide.

“Mi sono innamorato di questi colori”, l’unico commento concesso dal proprietario del Billionaire, tifoso della Juventus. In effetti il blucerchiato è stato votato ripetutamente come l’abbinamento cromatico fra i più affascinanti al mondo. Persino Messi ha confessato di avere un debole per la maglia della Sampdoria. L’eventuale ingresso del manager nel board della Sampdoria avverrà, eventualmente, più in là nel tempo. Ma intanto Briatore è già al lavoro per lanciare un brand che ai tempi della Samp d’oro di Paolo Mantovani, Vujadin Boskov, Vialli, Mancini & Co. era diventato internazionale, grazie ai successi della squadra, campione d’Italia nel 1990/91 e vicecampione d’Europa l’anno dopo, sconfitta in finale dal Barcellona di Crujiff.

Da allora l’aspetto commerciale nel calcio si è e rafforzato e la visibilità sui mille mercati del mondo globalizzato si traduce in moneta sonante. Grazie alle sue vaste entrature nel mondo degli affari, della finanza e del business internazionale, Briatore può diventare il personaggio chiave di una politica di espansione che ovviamente dovrà incardinarsi sui risultati sportivi della squadra. La prima mossa potrebbe riguardare lo sponsor di maglia, forse dal Golfo Persico. Si era parlato della Qatar Airways, e anche, di sfuggita, della Turkish Airlines. Nulla finora è quagliato, però.

E qui entra in campo la società. Ossia Massimo Ferrero, l’esuberante, anticonvenzionale presidente detto il “Viperetta”, che in appena un anno di vita sportiva ha cambiato faccia e spirito alla società e alla squadra, restituendo ottimismo e speranze ad una tifoseria abbattuta dalle ultime disavventure patite con la famiglia Garrone (persino una retrocessione in B nel 2011, subito riscattata) che peraltro ha continuato a foraggiare le casse sociali con interventi finanziari stimati – a bilancio – in quasi 65 milioni di euro. Ferrero ha dichiarato di voler aumentare il fatturato da 40 a 60 milioni di euro e di voler portare il bilancio in pareggio nel 2016, tagliando drasticamente i costi , portando il monte-ingaggi da 45 a 32 milioni di euro.

Ferrero non chiude la porta all’ingresso di nuovi soci e Briatore è molto amico di quel Gabriele Volpi al quale i tifosi della Sampdoria guardano come al messia capace di rinverdire i fasti dell’era Mantovani. Volpi finora ha smentito di guardare alla Sampdoria e tuttavia dopo decenni trascorsi in Africa a fornire assistenza tecnologica e logistica all’estrazione del petrolio in Nigeria, e più di recente, in Mozambico e Angola, ha rivolto lo sguardo alle terre domestiche. E’ entrato con il 6% nel capitale della nuova banca Carige, segno che l’interesse per la Liguria non è un innamoramento passeggero.

Nato a Recco da padre milanese, Volpi è stato in gioventù un buon giocatore di pallanuoto, al fianco del mitico Eraldo Pizzo. A settant’anni ha riscoperto l’amore per il suo antico sport. A Recco ristrutturerà la gloriosa piscina di Punta Sant’Anna, teatro dei successi storici della Pro Recco e costruirà – sull’area della azienda dove lavorò da giovane, la ILM – un complesso residenziale con foresteria per i giovani pallanuotisti. Valore 100 milioni di euro. A Rapallo ha intenzione di costruire un centro natatorio internazionale dove la Pro Recco disputerà le gare ufficiali. Oggi gioca nella piscina di Sori, gli antichi rivali. A Santa Margherita ha ottenuto, dopo molte polemiche con gli ambientalisti, il permesso di cambiare faccia al porticciolo turistico, sebbene sotto stringenti limiti urbanistici (era intervenuto persino Renzo Piano), con un centro talassoterapico accanto ai moli.

Volpi conferma il suo impegno nella Pro Recco, rafforzato ancor più dopo la vittoria nel Triplete (campionato, coppa Italia, coppa dei campioni) e non molla il calcio alla Spezia. Sfiorata la promozione in serie A, ha cambiato per l’ennesima volta i quadri del club, alla presidenza ha collocato un suo uomo di fiducia, il commercialista Giovanni “Nanni” Grazzini, che godrà dei consigli di Flavio Briatore. Il quale è alla ricerca di una location ligure per una nuova sede del leggendario Twiga. Briatore-Volpi-calcio. Il cerchio insomma sembra vicino alla chiusura.

Il patron del Billionaire ha una ragione in più per tentare un’avventura in Liguria. Il tribunale di Genova lo ha condannato a un anno e undici mesi per mancato pagamen5to dell’Iva sui carburanti del suo maestoso yacht, il Force Blue. Un’evasione fiscale di quasi 4 milioni di euro. Briatore andrà in appello ma intanto proverà a segnalarsi per altre prodezze, questa volta non più F1 ma nel calcio. La valorizzazione del brand è soltanto il primo passo di una strategia più ampia. L’obiettivo finale potrebbe essere la Sampdoria stessa. Assieme al suo grande amico Volpi, sperano i tifosi blucerchiati.