Ogni tanto qualche buona notizia. Sempre più di rado, eppure arriva. E quindi bisogna festeggiare. Ad esempio che la Corte Costituzionale, dopo ben cinque anni, ha dato ragione al Comune di Livorno, stabilendo che anche le scuole religiose devono pagare le tasse; Imu e Ici, come tutti gli altri.

Evviva, (un po’ di) giustizia si è fatta. In attesa che l’onda dell’ingiustizia torni ad affogare nella melma quanto la suprema Corte ha sancito. Visto che in Italia equità e decenza riescono a farsi strada nelle pieghe della cappa che tutto avvolge solo di straforo; nella temporanea sonnolenza dei gestori per conto di chi sta in alto, dei ricchi e potenti, che non se ne erano accorti. I guardiani dell’ordine imperante che già si stanno risvegliando; e corrono ai ripari. Incalzati dal terrorismo verbale di don Francesco Macrì, presidente della Federazione Istituti per le attività educative.

Ecco il sottosegretario Gabriele Toccafondi (Nuovo CentroDestra) prospettare la catastrofe di scuole paritarie costrette ad aumentare le rette o chiudere. E poi la botta finale: “in Italia scomparirà la parità scolastica”. Un problema che i nostri (resettati) Padri Costituenti mai si erano posti, quando stabilirono che la scuola doveva essere pubblica; e le private potevano operare liberamente ma a costo zero per lo Stato. Principio insignificante per gli armigeri bipartisan – Edoardo Patriarca del Pd ed Elena Centemere di FI – insorti contro l’impudenza livornese. Intanto la ministra Giannini è in una pausa di riflessione che non lascia sperare niente di buono.

Perché è stato toccato (sfiorato) uno dei gangli del sistema di potere dominante nel nostro Paese. Ecclesiastico, visto che la stragrande maggioranza delle cosiddette “paritarie” sono istituti religiosi; ossia una poderosa macchina di indottrinamento e propaganda dei cittadini italiani a partire dalla più tenera età.

Ma è solo uno degli aspetti dello scandalo complessivo, sempre meno alla vista da quando la scena vaticana è occupata dal simpatico e astutissimo papa Francesco; gesuiticamente formidabile nel non dare punti di riferimento alla critica.

Difatti è naturale parteggiare per lui quando fa a capocciate con il ‘frivolo’ Angelo Bagnasco o il ‘cyborg’ Tarcisio Bertone. Quando critica la “globalizzazione dell’indifferenza”. Ma senza farci troppo infinocchiare. Visto che non siamo cattocomunisti alla Stefano Fassina (in viaggio dalla NEP e Bucharin a Bergoglio).

Almeno fino a quando non giungerà notizia dell’avviato smantellamento dei marchingegni clericali per spillare soldi allo Stato italiano. Che darebbero ben altra pregnanza all’ostentato francescanesimo.

A quando la denuncia di privilegi vaticani in materia immobiliare o delle appropriazioni indebite, tipo spartizione dell’ottopermille non attribuito (la truffa della ripartizione proporzionalmente a quanto già assegnato; con Madre Romana Chiesa a fare la parte del leone)? A quando la rinuncia a tutta una serie di vantaggi indebiti, a carico del contribuente italiano? Per cui – ad esempio – è lo Stato a pagare la bolletta per le forniture d’acqua alla città del Vaticano.
Altrimenti tutto il novismo risulterebbe soltanto abile restyling. D’altro canto sono i Maurizio Crozza e gli Eugenio Scalfari a credere che il soglio pontificio possa farsi promotore di azioni rivoluzionarie e che un’istituzione di presidio millenario dei corpi degli umani attraverso le loro menti accetti di rinnovarsi radicalmente.

Per questo plaudiamo alla sentenza livornese senza farci troppe illusioni. Anche in materia di aperture ecclesiastiche su questioni controverse come le unioni omosessuali. A tale proposito, nel 2010 l’allora vescovo Bergoglio così scriveva alle Suore Carmelitane di Buenos Aires: «Il popolo argentino dovrà affrontare, nelle prossime settimane, una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Si tratta del disegno di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. […] È in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo, privandoli della maturazione umana che Dio ha voluto che si desse con un padre e una madre. È in gioco un rigetto frontale della legge di Dio, per di più incisa nei nostri cuori. […] Non siamo ingenui: non si tratta di una semplice lotta politica; […] bensì di una mossa del Padre della Menzogna che pretende di confondere e ingannare i figli di Dio».

Appunto.