Dopo le prime gare di questo mondiale di Formula 1, la Ferrari aveva sorpreso positivamente molti addetti ai lavori e molti analisti tecnici e regalando anche a molti suoi tifosi l’illusione e il sogno di poter lottare, già da quest’anno, per il titolo iridato. Nelle ultime gare però i sogni e le illusioni si soni rivelati tali, e il gap tecnico con le ben più veloci Mercedes di fatto è aumentato; ma quali sono i limiti tecnici che stanno rallentando la Ferrari?

Lo scorso anno uno dei punti deboli della F14-T era rappresentato dal motore. La monoposto infatti, non disponeva della potenza necessaria per avvicinarsi alla concorrenza motorizzata Mercedes, problema imputato alla scarsa efficienza della parte ibrida del propulsore che non recuperava un’adeguata quantità d’energia dai gas di scarico.

Ma ovviamente non era solo il motore l’unico punto debole di una vettura che solo in un’occasione, nel 2014, era riuscita a salire sul podio. C’era un deficit di trazione sull’asse posteriore ma anche difficoltà sull’asse anteriore dotato del complicato schema sospensivo pull-rod mantenuto anche sulla vettura 2015.

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Durante la pausa invernale molti tecnici sono stati sostituiti e la nuova Ferrari SF15-T si è presentata ai nastri di partenza della nuova stagione con interventi tecnici decisamente marcati in molte zone della vettura. Prima di tutto è stato rivisto il motore, ora dotato di un recupero d’energia più efficace che ha portato quindi ad un incremento di potenza e ad un’erogazione migliore. La parte posteriore della vettura è stata rivista e lo schema sospensivo ora consente un migliore trasferimento della potenza a terra che si traduce in una migliore guidabilità e gestione della coppia da parte del pilota. Altri interventi hanno riguardato poi la conformazione della pance radiatori, meno voluminose di quelle della passata stagione e che consentono una migliore penetrazione aerodinamica ed il raggiungimento di velocità di punta maggiori.

Anche se molto rivisitata dal punto di vista tecnico, la rossa dopo una prima parte di campionato molto convincente, ha cominciato a faticare non poco in pista, tanto da essere insidiata, nelle ultime due gare, anche da chi la inseguiva. Se infatti il gap con le Mercedes è aumentato, ora il pericolo arriva anche dalle due Williams che hanno di fatto espresso delle prestazioni molto convincenti sia in Austria che a Silverstone dove, se non fosse stato per la pioggia, avrebbero privato nuovamente Vettel – come in Austria – del terzo gradino del podio.

Quindi viene da chiedersi quali possano essere le cause che hanno portato a questo rallentamento della Ferrari. Certamente va detto che James Allison, il nuovo direttore tecnico della Ferrari, ha potuto solo correggere un progetto che era già in una fase avanzata di progettazione e che era stato curato, fino a quel momento, da Nicholas Tombazis e Pat Fry, in seguito allontanati da Maranello. La SF15T è quindi solo una monoposto rivista e corretta, dall’attuale progettista ma non è certo la piena espressione della nuova squadra di tecnici ed ingegneri subentrata alla precedente durante l’inverno voluta da Marchionne ed Arrivabene. I tempi erano forse troppo stretti per poter mettere mano e riprogettare la vettura come avrebbero voluto. Cambiamenti radicali alla macchina potremmo vederli forse solo nel 2016 quando anche lo schema sospensivo pull-rod all’anteriore dovrebbe essere abbandonato per tornare ad un più tradizionale push-rod.

Va però anche detto che la Rossa ha dovuto, in questi ultimi anni, rivedere il suo metodo di studio e di sviluppo delle monoposto. Negli anni d’oro dell’era Schumacher, infatti, poteva contare sui test in pista liberi e la possibilità di girare su due piste di proprietà: Fiorano e il Mugello. Ora invece che i test privati in pista sono aboliti ci si deve affidare a sistemi di studio basati sulla simulazione poco conosciuti in casa Ferrari ma ben conosciuti dagli avversari che, non avendo i mezzi della Ferrari, già da tempo sviluppavano le vetture al computer o con la sola galleria del vento. Questa forse è la vera causa del rallentamento della Rossa che avviene ormai ogni anno a metà stagione. Nel momento in cui il team porta in pista aggiornamenti importanti alla macchina, questi puntualmente non rispondono come ci si aspetterebbe, causando la perdita di terreno da chi gli sta davanti e al recupero di chi la inseguiva.

Il tutto a dimostrazione di come questa Formula 1 sia sempre più computerizzata da costringere le squadre a non “allenarsi” in pista ma davanti allo schermo di un computer.