Fatta la legge, trovata la deroga, anzi due. Giorni fa Portofino è riuscita nell’obiettivo di portare le navi da crociera a poco più di 500 metri dal confine della propria area marina protetta. Per raggiungere tale scopo, ha spiegato ai giornalisti il sindaco (e presidente dell’area protetta) Giorgio D’Alia, è stato necessario seguire “un percorso lungo e tortuoso”.

portofinoNel marzo 2012, quando ancora la carcassa della Costa Concordia era riversa sugli scogli del Giglio, i ministri dei trasporti e dell’ambiente Corrado Passera e Corrado Clini avevano emanato d’urgenza il cosiddetto “decreto salvacoste” che obbliga le navi di stazza lorda superiore alle 500 tonnellate a tenersi oltre le due miglia (3.700 metri) dal limite delle aree protette. Le premesse a quel decreto suonano ancora oggi come un monito: “considerato il rischio di grave inquinamento che può derivare dalle sostanze pericolose e nocive trasportate dalle navi come carico o come propellente; considerata la necessità di proteggere in maniera particolare alcune zone marine e costiere particolarmente vulnerabili…”.

Tale è la baia di Portofino, che si affaccia nel Santuario dei cetacei indicato dallo stesso decreto come meritevole di speciale protezione.

Ma come lasciare così al largo navi da crociera e mega yacht, costringendo i passeggeri a complicati trasbordi e a lunghi, talvolta faticosi, trasferimenti a terra con le imbarcazioni di servizio? Gli operatori turistici di Portofino, temendo danneggiati i propri interessi, nel volgere di pochi mesi richiesero ed ottennero una deroga alla norma che consentì alle navi da crociera l’ancoraggio a una distanza di 0,7 miglia (circa 1.500 metri) dal limite esterno dell’area marina protetta. A confortare l’ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo di Santa Margherita Ligure, competente a decidere, intervennero valutazioni di carattere ambientale e di sicurezza, nonché il prudente accordo fra il ministro dell’Ambiente e l’allora presidente della regione Burlando.

La “deroga bis” porta oggi le navi a 0,3 miglia (556 metri) dall’area protetta, e gli argomenti posti in premessa, faticosamente messi insieme dal comandante del porto, tradiscono la logica miope degli amministratori che l’hanno fortemente invocata.

Vi si dice, per esempio, che monitoraggi hanno dimostrato come le navi da crociera in sosta a Portofino non abbiano finora inquinato, ma è norma che le navi non versino in mare, specie in prossimità di un’area marina protetta. Ciò che infatti il decreto Clini-Passera intende scongiurare non è l’inquinamento tecnico (comunque da escludere), ma il rischio di danni all’ambiente dovuti all’avventatezza o a gravi eventi imprevedibili interni o esterni alla nave quali, ad esempio, un’avaria o una difficile situazione meteorologica.

La nuova ordinanza dice inoltre che, portando più a ridosso la nave, più sicuri saranno i trasbordi e più veloci i trasferimenti a terra. L’argomento nega la regola aurea del navigante drammaticamente rivisitata dal sinistro del Giglio: le navi mai devono avvicinarsi alla costa se non per raggiungere i porti, e ogni accosto verso terra costituisce comunque una situazione di potenziale pericolo.

Portofino è vicina ai grandi porti di Genova e della Spezia da cui, in meno di un’ora, i croceristi potrebbero ben raggiungere, via terra, la meta di Portofino, senza che si mettano a repentaglio persone, navi e area marina protetta.

Prevale invece la regola, fra tutte la più in voga, secondo cui tutto si può fare, purché lo si voglia, anche sfidando il buon senso. Se dunque gli armatori intendono portare, perché si accontenti il gentile pubblico, le grandi navi fin dentro la baia di Portofino, o nella laguna di Venezia, non possiamo che accontentarli.

Tanto, si sa, le disgrazie succedono sempre ad altri, e non qui.

Riguardo infine ai mega-yacht, anche loro carichi di sostanze pericolose, ci ha pensato una recente circolare del ministero dei trasporti a confezionare un’altra deroga, silenziosa e fattiva. Ha disposto infatti il dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e il personale che le grandi unità da diporto potranno avvicinarsi, fin sottocosta, alle Aree marine protette purché a bordo ci siano «massimo 36 persone complessive, tra ospiti e componenti dell’equipaggio».

Chissà perché trentasei e non trentasette.