Partiamo da questo assunto: i nomi sono importanti. E se un artista si presenta col nome Marcondiro, che diamine, non può non essere preso sul serio.

Un passo indietro.

Proprio in questi giorni, in queste ore, si parla, tra addetti ai lavori del settore musica, di un pezzullo uscito in un ambizioso sito che imputa al giornalismo musicale le colpe dello stagnante mondo musicale italiano. Pezzullo interessante, perché rappresenta in maniera piuttosto plastica tutti i difetti che intende indicare negli altri. Sta di fatto che, a guardarsi intorno, di artisti interessanti, in Italia, ce ne sarebbero pure parecchi, dotati di un proprio mondo artistico definito, vivido. Il problema non è tanto del giornalismo musicale, ahinoi, quanto del fatto che a determinare il successo e di conseguenza la visibilità di un prodotto, perché un album è anche un prodotto, artistico, ma pur sempre un prodotto, è un sistema fatto di case discografiche, case di produzioni televisive, radio, ben più influente del sito che ha pubblicato il pezzullo e di quanto anche i quotidiani possano fare.

Un passo avanti.

Marcondiro è un artista che in un mondo non dico giusto, ma decente, sarebbe passato in prima serata al Coca-Cola Summer Festival. Si sarebbe presentato al cospetto di Rudi Zerbi e della Marcuzzi col suo cappello in testa, il suo dobro, accompagnato da qualcuno con un mantello e una testa di capra in testa, e avrebbe presentato a un pubblico ampio, sempre che ampio si possa definire il pubblico televisivo estivo, il suo nuovo singolo: Ricordi immaginati. Ovviamente un solo passaggio non sarebbe servito a niente. Perché la buona musica non necessariamente richiede un solo passaggio. Allora uno di noi, uno qualsiasi, in difficoltà col proprio gestore telefonico avrebbe chiamato il numero di assistenza cliente e si sarebbe trovato a passare i minuti d’attesa in compagnia sempre di Marcondiro. A questo punto già la canzone sarebbe diventata più familiare. Poi sarebbe andato al supermercato, per cercare un po’ di refrigerio, e nelle corsie ordinate per farci comprare cose che non ci servono avrebbe accompagnato il nostro incedere, e quel brano, che noi avremmo associato al fresco dell’aria condizionata, ci sarebbe diventato non solo familiare, ma anche gradito. E motivi per gradire i brani di Marcondiro ce ne sono eccome, a prescindere dal fresco o dalla familiarità.

Marcondiro è un artista che ci presenta un mondo sonoro fantastico (non solo nel senso di bello, ma di fantastico, frutto della fantasia). Un modo, questo, per prendere di petto il mondo imperfetto nel quale viviamo. Le sue sono canzoni che partono dalla cultura popolare, tradizionale, ma che, strada facendo, si contaminano, leggete questo verbo come uno dei più apprezzabili in campo artistico, con tutto quello che la tavolozza della forma canzone può mettere a disposizione. Musica popolare, quindi, ma anche cantautorato tradizionale, rock, world music, elettronica, volendo anche un pizzico di jazz. Le sue canzoni sono storie, inventante, per raccontarci un mondo, il nostro mondo vero. E siccome Marcondiro, il nome lo attesta, è una persona seria, oltre che un artista completo, le sue canzoni sono sempre veicolate da video che sono a loro volta incarnazione di quel mondo fantastico, piccoli cortometraggi atti a mettere altri colori in quel mondo vivido. Ecco, diciamo che Marcondiro è un massimalista della forma canzone, uno a cui piace giocare con le maschere, con i generi.

La notizia, perché poi non è che stiam qui a cercare di creare mondi fatti di parole per veicolare il nulla, è che abbiamo in anteprima il video del nuovo singolo di Marcondiro, Ricordi immaginati. Un video, guardare per credere, che rientra perfettamente nelle parole su spese. Il singolo è parte di un interessantissimo progetto in due parti che si chiama Omo-L’Evo-mediatico in-forma-canzone. La prima parte è uscita a maggio, la seconda è prevista in autunno. Tutti i brani sono parte di un racconto, di un romanzo, in cui il nostro ci getta in faccia, con grazia, il rumore dei nostri giorni, quelli dell’invasione dei media, e lo fa attraverso personaggi epici, inquietanti, ironici e orrorifici. In tutte le canzoni inedite di questa prima parte, La Casta, La Fiera, Lamareggiata, Pagliacci & Pagliacci e la stessa Ricordi immaginati, Marcondiro si dona senza remore, esponendo i fianchi come San Sebastiano, cantastorie di strada in una strada virtuale. La sesta traccia indica il punto d’arrivo, o di partenza, fate voi, Cosa resta di Piero Ciampi.

Un passo e basta.

Tutto questo per dire cosa? Per dire che Marcondiro è un artista che merita di essere ascoltato e visto. Anche in assenza di Rudi Zerbi e della Marcuzzi al suo fianco. Poi voi fate come credete, ma non lamentatevi se vi ritrovate a canticchiare Oh oh oh oh fermi al semaforo, lo sguardo inebetito di chi non ha scelta.