Le sentenze non si commentano. Ma si avrà pure il diritto di soffrirne, di sentirle addosso e nella mente come pesanti stilettate? Si avrà pure la facoltà di comunicare quanto ci si senta avviliti, frustrati, delusi? La ragazza della Fortezza da Basso di Firenze, quella violentata 7 anni fa da sei ragazzi e per i quali la Corte d’appello del capoluogo toscano ha stabilito l’assoluzione perché “la vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile”, avrà pure la libertà di sentirsi male di fronte a un tale pronunciamento?

Le sentenze non vanno commentate, ma ciò non toglie che colpiscano duro. Mi sono sentita le braccia cadere qualche giorno fa, quando ho letto sui giornali alcuni passaggi della motivazioni del documento che ha permesso ai sei ragazzi protagonisti di quei fatti di considerarsi oggi delle persone libere. I giudici dicono che la vittima, con la denuncia, voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”; si legge poi che secondo la ricostruzione si trattò di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. Ed ecco arrivare l’assoluzione.

Le sentenze non vanno commentate, ma permettetemi di farvi notare quanto la sottoscritta ne risulti dispiaciuta; mi sono sentita come quando, qualche settimana fa, ho letto sulla stampa di quell’assessore di Cassano d’Adda, nel milanese, che commentando su Facebook lo stupro a Roma di una ragazzina di 15 anni, ha scritto: “Non sono di Sel né razzista, ma certe donne provocano e rischiano da come si vestono!!!”. Il post, registrato dalla stampa, è stato subito cancellato, ma non è bastato per risparmiare all’amministratore una serie di commenti negativi, che lo hanno portato a giuste e doverose scuse.

Dai giudici non è possibile pretendere delle scuse, né tantomeno una smentita di un pronunciamento. Ma potranno concedere alla sottoscritta di stare non dalla loro, ma dalla parte della “ragazza della Fortezza da Basso” che ha trovato la forza di riportare in una lettera pubblicata su un blog il proprio stato d’animo, il proprio dolore, la propria angoscia e delusione. Ecco, io sto con lei! E non me ne vorranno i giudici, ma io sto con chi ha sofferto e soffre perché le convenzioni e l’opinione dei benpensanti gli sono contro.

Sono dalla parte della ragazza della Fortezza da Basso e non credo che la violenza possa essere interpretata; che possa essere giustificata da circostanze, situazioni, stati d’animo; come l’essere ubriachi, oppure avere abitudini bisessuali o meglio condurre un’esistenza non convenzionale ed essere, per esempio, un attivista per i diritti Lgbt.
Credo si debba essere contro la violenza sulle donne, punto e basta. E magari riconoscere uno stupro quando avviene, sempre!