Segnatevi senza esitazioni il Concerto per piano numero 2 di Rachmaninoff, Someone like you di Adele, Hallelujah nella versione di Rufus Wainwright, la Toccata in Fa Maggiore di Bach, My heart will go on di Celine Dion, Wonderwall degli Oasis, e The Silver Swan di Orlando Gibbons. Questi sette brani sono la playlist che può farvi provare un vero orgasmo della pelle su braccia, mani, schiena, glutei e collo. Lo affermano i risultati di uno studio neuroscientifico compiuto dalla professoressa Psyche Loui della Wesleyan University del Connecticut, riportati da una delle firme di punta della BBC, David Robson, in un articolo comparso sul sito web della tv britannica.

Lo stimolo musicale che fa provare una forte emozione collegabile al sesso non si ferma di certo ai sette pezzi citati, ma il tentativo è d’obbligo, visto che a molti soggetti che si sono prestati all’esperimento qualcosa è davvero successo. Brividi lungo la colonna vertebrale, vampate di calore, sudorazione improvvisa, eccitazione sessuale, sono solo alcune delle sensazioni descritte nelle prove effettuate dalla dottoressa Loui, e già accennate in un esperimento analogo del 1991, effettuato però da un gruppo di musicisti professionisti. La stessa Loui è un’abile violinista e ricorda proprio il primissimo ascolto del Concerto per Piano numero 2 di Rachmaninoff come il primo momento in cui lei stessa provò quello che ha definito un orgasmo della pelle. “Ero nella stanza di un amico nel mio terzo anno di università”, ricorda la donna. “Sentii Rachmaninov e rimasi subito affascinata. Ebbi un brivido lungo la spina dorsale, sentii le classiche farfalle che ti svolazzano nello stomaco, il cuore cominciò a battere all’impazzata. Ci sono queste lievi torsioni melodiche e armoniche nel secondo tempo che appena le sento suscitano in me sempre quelle forti sensazioni”.

Queste potenti esperienze, spiega David Robson, possono spiegare le origini del termine “orgasmo della pelle”, già conosciute in altre culture musicali, come quella sufista in Pakistan e nell’India settentrionale che hanno discusso la dimensione erotica dell’ascolto musicale. Nella ricerca sono state individuate alcune caratteristiche compositive che fanno scattare l’orgasmo della pelle: improvvisi cambiamenti armonici, salti dinamici (da piano a forte), e “appoggiature” melodiche (quando alcune note dissonanti si scontrano con la melodia principale, come in Someone Like You di Adele). Tranquilli però: se non vi viene la pelle d’oca nell’ascoltare il madrigale seicentesco di Gibbons (numero sette in playlist) non dovete preoccuparvi: esiste anche l’anedonia musicale. “Ci sono persone che onestamente si commuovono a sentire Justin Bieber, ma ce ne sono anche tante altre che in un concerto per pianoforte provano qualcosa di forte. – continua Loui – Poi esiste anche quella categoria di persone che non prova brividi di piacere ascoltando la musica”.

Una componente importante rilevata nello studio sembra essere il modo in cui il cervello controlla le nostre aspettative. Dal momento in cui nasciamo (e forse anche prima), cominciamo a imparare alcune regole che caratterizzano il modo in cui le canzoni vengono composte. Se un brano segue troppo da vicino le convenzioni, è blando e non riesce a catturare la nostra attenzione; se invece rompe troppo gli schemi suona come un rumore fastidioso. Ma quando i compositori lavorano tra un suono che ci è familiare e uno un po’ meno familiare, giocano con le nostre aspettative magari con variazioni improvvise, o radicali per pochi attimi, ecco che il cervello viene colpito piacevolmente e si produce un brivido simile all’orgasmo. “Giocando con le nostre aspettative si innesca il rilascio di dopamina in due regioni chiave del cervello come quando la gente si droga o fa sesso”, spiega la Loui. E più il brano è stato conosciuto ed ascoltato, più il brivido orgasmico si ripeterà automaticamente. Provare, anzi ascoltare, per credere.