“Violazioni e inadempienze”. Ma anche una “gestione condotta con totale astrazione dalla realtà effettiva del bilancio e delle risorse finanziarie di cui può disporre”. La Corte dei Conti ha chiesto lo scioglimento del Consiglio regionale dell’Abruzzo per la violazione delle norme sui conti in un lasso di tempo che non coinvolge solo l’attuale giunta regionale guidata dal democratico Luciano D’Alfonso ma anche la precedente di centrodestra dell’ex presidente, Gianni Chiodi. Ora la parola va al Consiglio dei ministri che avrà una relazione del ministero competente. Tre i possibili epiloghi: Roma accetta le argomentazioni dell’Ente concedendo un tempo per adeguarsi, commissariare il bilancio, o attivare l’iter per lo scioglimento.

I giudici amministrativi denunciano che la Regione guidata da Luciano D’Alfonso non ha inviato né la bozza di rendiconto del 2013, né il riaccertamento dei residui al 31 dicembre 2013. E nemmeno la bozza di rendiconto per l’esercizio 2014, quando la nuova giunta di centrosinistra era già all’opera. Inoltre, la Regione Abruzzo, secondo i giudici contabili, basa la sua programmazione economica su un avanzo di bilancio presunto, non accertato in documenti formali consuntivi: anzi, la rendicontazione è ferma addirittura al 2012. “La costruzione del bilancio di previsione dell’esercizio 2015”, dice la Corte dei Conti, “affida gli equilibri a un avanzo presunto, senza tenere in debita considerazione il disavanzo scaturente dagli esercizi precedenti”. “Omissione di atti obbligatori previsti per legge” e “gravi violazioni”, negligenze di bilancio “pervicaci e reiterate nel tempo” le altre accuse dei giudici amministrativi, che avevano già avvertito la Regione: “Tali atteggiamenti reiterati isolano la Regione Abruzzo nel contesto delle Regioni italiane, dovendosi ritenere la sua gestione condotta con totale astrazione dalla realtà effettiva del bilancio e dalle risorse finanziarie di cui può disporre”.

L’assessore regionale abruzzese al bilancio Silvio Paolucci respinge al mittente le contestazioni: “Non c’è alcun pericolo di scioglimento del Consiglio regionale: questa legislatura è la legislatura della cura e del risanamento finanziario e contabile. Ferma restando la consapevolezza delle difficoltà a perseguire l’allineamento del ciclo di programmazione finanziaria, derivante in grandissima parte dai ritardi accumulati negli anni passati, l’attuale giunta regionale ha raggiunto l’importante obiettivo di approvare il riaccertamento dei residui al 31 dicembre 2013. La deliberazione è stata assunta il 26 giugno scorso ed è in fase di trasmissione alla Corte dei Conti”. E fatto quello, aggiunge Paolucci in una nota, si attiverà anche la ricognizione dei residui del 2014.

Ma per la Corte dei Conti è ormai troppo tardi. La patata bollente passa adesso alla presidenza del Consiglio dei ministri e della Repubblica. Un brutto stop per la “regione veloce” dalfonsiana. “Nulla di nuovo. Il M5S lo aveva denunciato durante l’approvazione del bilancio regionale nella notte del 23 dicembre 2014. Presentammo centinaia di emendamenti e denunciammo quella che secondo noi era una finanziaria al buio”, commenta la consigliera regionale 5 Stelle Sara Marcozzi. “La delibera della Corte dei Conti conferma quanto ho sostenuto per anni a nome di Rifondazione Comunista – afferma Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale -. Nell’estate del 2012 denunciai che mancavano all’appello i consuntivi 2009, 2010, 2011. Nel 2013 feci l’ennesima interrogazione. Il trucchetto di non approvare i consuntivi è di lunga data alla Regione Abruzzo e la responsabilità ampiamente bipartisan. In sintesi, si era sempre in ritardo di due-tre anni con i consuntivi e quindi bilanci approvati sono sempre stati taroccati. Se questo disordine finanziario fosse servito a scopi sociali, potrebbe anche essere difeso. Purtroppo però il fiume di denaro è stato sperperato in ruberie, sprechi clientelari, privilegi assurdi, favori a imprese amiche”.