anvur-logoRicordate l’estate del 2006? Fu definita l’estate di Vallettopoli in quanto emersero strani maneggi che portavano sugli schermi della tv pubblica alcune signorine che, in cambio, offrivano la loro amicizia a esponenti della vita politica nazionale. Una vergogna, si disse unanimemente. Ora, passato quasi un decennio, cambia una vocale, non è più Vallettopoli ma Valutopoli. Si è appena spenta l’eco del dibattito sulla sedicente riforma della scuola che introduce la valutazione dei docenti ed ecco che arriva la graduatoria che ha valutato e messo in classifica le università, con tutto il suo seguito di inni alla meritocrazia, alla necessità di premiare i più bravi e punire i cattivi e altre banalità che puntualmente riempiono le pagine dei grandi quotidiani.

E se qualcuno non manifesta particolare entusiasmo per queste pratiche, apriti cielo. Immediatamente viene circondato dal più infame dei sospetti: è un retrogrado, un conservatore dei vizi nazionali, un difensore dei fannulloni, forse egli stesso un fannullone. Ora, che si possano valutare le attività umane è fuori di dubbio. Si valutano i ristoranti, i film, i calciatori ogni lunedì dopo il campionato e le canzonette a Sanremo. Ma qualche dubbio si potrà sollevare e qualche domanda (a cui segua una risposta), specie se si tratta di valutare un’attività piuttosto delicata e complessa come la formazione, sarà pur lecito farla senza che subito parta il coro dei sospetti di cui sopra. Per esempio, la graduatoria elaborata da Il sole 24 ore in base a criteri anche di una certa originalità e concretezza va a pescare dall’ANVUR i dati su cui lavora. E qui qualche perplessità mi assale, perché l’ANVUR non mi pare un organismo del tutto estraneo a certe logiche accademiche di tipo lottizzatorio e quando esprime valutazioni di merito spesso e volentieri si rivela inaffidabile“.

Ancor più sintomatico è il caso della valutazione dei docenti nella legge della buona scuola. Per mesi si è discusso accanitamente, istericamente – ha detto qualcuno – di questa novità che è un cardine della riforma: chi la farà? Che conseguenze avrà sulle carriere dei docenti? Quali effetti positivi o quali malcostumi produrrà? Ma una parola, una, sull’elemento fondamentale, cioè in base a quali criteri si valuterà la docenza, io non l’ho sentita. Né dal premier Renzi tutto preso a celebrare il cambiamento di verso, né dalla ministra Giannini tutta impegnata a impostare i suoi sorrisi. Se mi sono distratto nel momento decisivo, fatemelo sapere. Ma mi pare che su questo punto, che è il vero nodo della questione, si sia preferito glissare, perché spiegare come un preside intelligente, corretto e galantuomo (come sono tutti i presidi incontrati da Paola Mastrocola) docente di elettronica possa valutare la qualità dell’insegnamento della filosofia è impresa superiore alle forze della retorica renziana e di quella dei tanti columnist impegnati a celebrare la meritocrazia sulle pagine dei giornali.

Insomma, perdonate lo scetticismo ma ho l’impressione che anche Valutopoli e il suo corredo di entusiasmi sia solo una moda estiva destinata a evaporare con le prime piogge autunnali quando le scuole riapriranno e si dovrà fare i conti con le materie, i contenuti, gli studenti e gli insegnanti, ma quelli veri.