Ho fatto un brutto sogno. Ero davanti a una porta di bronzo talmente alta che la sua parte sommitale svaniva nel buio. C’era un angelo, o così mi parve, parato davanti. Dietro, urla, bagliori e indicibili stridori.

– Sei qui perché sei uno che ha fatto del male o discriminazioni nel corso della sua vita?

Apprendendo di esser trapassato, mi avvedo anche di una seconda notizia, ben peggiore. Dalle urla terribili provenienti dal retro della porta, intendo bene che si tratta di un inferno.

– Male? In che senso male? A chi?

Seccato, mi risponde:

Eri un razzista? Uno sfruttatore di esseri umani? Uno di quelli che per fare soldi alimentano divisioni tra la gente e uccidono, rubano, colonizzano, estorcono risorse alle popolazioni povere e le tengono soggiogate? Uno di quelli che sottopagano i dipendenti in nero e poi in pubblico invocano gli affondamenti degli scafi di profughi?

Una parte di me esprimeva una certa soddisfazione nell’apprendere che tutto il male fatto nella storia terrena incontra la sua giusta nemesi nell’aldilà.

– Vedi? Quelle persone sono condannate a fare da sgabelli, da arredi e persino da cibo per quegli orchi famelici che li squartano e li sbranano all’infinito. Temo sia uno di essi anche tu. Giusta condanna ti aspetta. Questa frontiera io la controllo al contrario: non permetto di uscire a quelli che in vita vivevano asserragliati nelle loro case e terre, pur essendosi arricchiti alle spalle del mondo povero.

– Ma io non sono, ehm, non ero un razzista! posso dimostrarglielo. Ero solo una persona curiosa che cercava di spiegarsi come mai, in Italia, il Sud non se la passi bene. Ho solo cercato di smascherare luoghi comuni che legittimano bugie. E la bugia è ancora un peccato, vero?

Non tergiversare. Fammi un esempio.

Nella mente troppe idee confuse e la paura di dire qualcosa di poco efficace. Nel dubbio, decido di dirne due.

– Ad esempio, si è sempre detto che il divario tra Nord e Sud è sempre esistito; in realtà, si è accresciuto solo con le due guerre mondiali. Al momento dell’Unità non esisteva il Nord industriale e il paese non aveva un divario per latitudine, come oggi. Lo dimostrano i bravi ricercatori Daniele e Malanima nei loro studi. Ma sulla situazione preunitaria è molto utile la lettura di David Gilmour nel suo “The pursuit of Italy” [1].

L’angelo mi guarda perplesso. Assai poco convinto, tuttavia. Io vado avanti.

– E poi Francesco Saverio Nitti, già più di un secolo fa, diceva la medesima cosa: si era investito tutto per creare l’industria nella pianura Padana. O Guido Dorso, che spiegò il grave danno fatto dalle tariffe doganali alle fabbriche e all’agricoltura del Sud. Con la crescita drammatica del costo della vita. Davvero, guardi, non ho mai inventato nulla. Ho solo riportato dati e pensieri. Lo stesso Gramsci, circa la Questione Meridionale, scrisse cose durissime. Ho qui un appunto, ascolti e mi smentisca se invento: “La borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le Isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento”.

Mi interrompe con un gesto perentorio della mano.

– Basta, basta, chiacchiere, controllerò le sue citazioni e sappia che se mente la pagherà.

Non ho mai propugnato razzismo, anzi, ho sempre sostenuto che un’Italia in cui il Sud funzionasse bene sarebbe un’Italia più ricca. Dagli anni 70 si investe di più al Nord. Oggi al Sud sono rimasti solo i fondi europei. Invece gli economisti osservano che un euro speso al sud traina di più l’economia di un euro speso al nord. Le infrastrutture al sud le fanno le imprese del nord, prevalentemente. E poi, noi continuiamo a comprare prodotti di fabbriche settentrionali.

– E cosa mi dice dei soldi che il Sud ha preso dalla Cassa del Mezzogiorno? Ne parla molta della gente che arriva qua…

– Guardi signor Angelo, se posso chiamarla così…

Mi accorsi di averlo indispettito perché aggrottate le ciglia abbassò il collo fino a guardarmi negli occhi con l’intenzione di cogliere un eventuale intento ironico.

– La CasMez ha fatto cose straordinarie per i primi venti anni e aggiungo che in un bel libro di Ciro Paglia [2] si legge bene che, ad esempio, nel solo 1992 migliaia di miliardi sono andati tutti alle industrie del nord. Per non parlare dei fondi europei per le regioni del mezzogiorno. Marco Esposito, editorialista del Mattino, dice chiaramente che “l’Italia raccoglie fondi per la parte povera e indirizza la quota più numerosa degli interventi nelle aree più ricche” [3]. Come mai se sono fondi per le regioni povere? Come non indignarsi verso un sistema che accusa il Sud e nel frattempo se ne avvantaggia?

– Lei è convincente. Ma, attento, qui verificano tutto. Non se la cava se son fesserie.

Pensai in quel momento che la mia unica speranza dovevo riporla nella mia incrollabile fiducia verso le mie fonti. Il pensiero corse a Dorso, o Salvemini. Ma sì, sono in una botte di ferro, pensai. L’angelo mi guardava in silenzio. Io pensavo. Non so se siam stati così ore intere a parlare.

– Le garantisco che il mio scopo è quello di mostrare i fatti a un’opinione pubblica e a classi dirigenti nelle quali allora come oggi serpeggiavano pulsioni antimeridionali. E poi mi perdoni, in Italia abbiamo una Costituzione che impone la contribuzione fiscale in virtù di quanto si possiede. Mi lasci citare il sociologo Emanuele Ferragina: “Tra il 1996 ed il 2007 sono stati spesi in media 14.349 euro per un cittadino del Centro-Nord e solo 10.195 per uno del Sud”. Le pare possibile sia questo il modo per ridurre il divario tra Nord e Sud? Ci sono o ci fanno?

– Si fermi la prego. Dove vuole arrivare con tutta questa profusione di cifre? Non la seguo… non ho più tempo per lei. Mi sta facendo innervosire…

– Ah, pure lei…

Frenai il mio impulso a reagire a dovere. Ne incontro troppi che preferiscono non pensare alle cause e si limitano a giudicare sommariamente sulla base degli effetti. Poveretti…

– Voglio solo dirle che in Italia continuiamo a sentire politici che infangano la terra del Sud addossando a quella gente tutte le colpe e poi gli stessi partiti nominano i loro candidati nelle segreterie nazionali. Così tutto rimane sempre immutato: equilibri di spesa sbilanciati e divari crescenti. Tanto che persino la gente del Sud si è convinta che nonostante riceva più del dovuto non riesce a far nulla di buono. E ciò è falso. Visto che la tassazione è identica ovunque e la tassazione locale è in molti casi superiore al Sud. Che colpa ho io se provo a dimostrarlo?

Il livello di ansia mi era cresciuto talmente tanto da risvegliarmi, senza respiro. E purtroppo la realtà molto spesso supera l’immaginazione.

Riferimenti bibliografici
[1] “The pursuit of Italy” di David Gilmour
[2] “Il Paradiso” di Ciro Paglia e Gennaro Sangiuliano
[3]  “Separiamoci” di Marco Esposito