Migliaia di persone sono scese in strada a Atene per protestare contro le misure che sta attuando il governo greco per accedere al nuovo pacchetto di aiuti. Le manifestazioni, ha ricordato la radio statale Ert, sono state convocate dal sindacato Pame e da quello dei dipendenti pubblici Adedy sotto lo slogan “Contro le selvagge misure di risparmio”. E’ atteso infatti in serata il voto del Parlamento greco su una seconda tranche di riforme chieste da Bruxelles. Ancora un difficile passaggio per il governo Tsipras.

Dopo il sì del Parlamento alle prime riforme richieste dall’Unione Europea, una settimana fa, ora l’Aula discute la seconda serie di cosiddette “azioni prioritarie” per riavviare i negoziati con i creditori. Il premier dovrebbe portare a casa il risultato anche questa volta, ma a costo di un ulteriore indebolimento del suo partito, Syriza, che ha già visto l’uscita dell’ala più radicale. Sul fronte dei creditori, invece, sono arrivati segnali di incoraggiamento dalla Bce, che ha aumentato la liquidità d’emergenza per la Grecia di altri 900 milioni. Sul tavolo, in Parlamento, ci sono le modifiche al codice di procedura civile e l’adozione delle regole europee sulla risoluzione delle banche in fallimento. Misure che devono essere approvate entro la fine della giornata – il voto è previsto entro mezzanotte – per avviare il negoziato con la ex Troika (Ue, Bce e Fmi) e chiudere un accordo sul piano di salvataggio entro la scadenza del 20 agosto, quando Atene dovrà restituire 3,2 miliardi alla Banca Centrale Europea.

Il voto di mercoledì scorso sulle prime riforme da attuare, tra cui quella sull’aumento dell’Iva, aveva già spezzato l’unità di Syriza, il partito che guida la coalizione di governo: 34 voti contrari e 6 astensioni che avevano costretto Tsipras ad un rimpasto, dopo aver già sostituito al ministero chiave delle Finanze il mediatico e ostinato Varoufakis con il più pragmatico Tsakalotos all’indomani del no esito del referendum.

Il premier in questa fase punta ad un nuovo sostegno di parte dell’opposizione, ma rischia di approfondire la spaccatura in casa propria. La Piattaforma della Sinistra, l’ala più radicale di Syriza, anche oggi ha continuato ad attaccare Tsipras per le scelte fatte durante i negoziati con i creditori, accusandolo tra le altre cose di aver “continuato a pagare saccheggiando i fondi pubblici, invece di nazionalizzare le banche e sospendere i pagamenti”. Una situazione che la stessa portavoce del partito, Olga Gerovasili, ha ammesso potrà portare ad un divorzio interno a Syriza.

E con le manifestazioni fuori dal Parlamento continua il paradosso della vicenda Tsipras: eletto a furor di popolo contro la Troika e la ferrea disciplina di bilancio imposta da Bruxelles, adesso il giovane capo di governo di sinistra si ritrova come tifosi – seppur interessati – proprio i vertici europei. Dall’altra parte della barricata, invece, tutti coloro che gli rimproverano di aver abdicato all’austerità. Come il suo ex braccio destro, Varoufakis, secondo cui c’era “una alternativa alla resa” piuttosto che subire una “umiliazione” ed una “punizione” dai creditori “per aver provato a riformare il Paese”.