I tagliagole dell’Isis hanno cominciato a usare armi chimiche contro i miliziani e i civili curdi sia in Iraq che in Siria. Fino a ieri questo scenario era visto dalla comunità internazionale come uno dei rischi più grandi. Oggi ci sarebbero le prove che i jihadisti stanno già sperimentando “bombe sporche” imbottendo gli ordigni usati negli attentati suicidi e i proiettili di mortaio con sostanze velenose.

La quasi certezza arriva da un rapporto, frutto di un’indagine condotta sul campo da due organizzazioni indipendenti che hanno base in Gran Bretagna: la Conflict Armament Research (Car) e la Sahan Research. Gli attacchi con armi chimiche accertati sarebbero almeno tre, di cui due avrebbero avuto luogo il mese scorso nella provincia settentrionale siriana di Hasakah. Il terzo, invece, sarebbe stato sferrato nei pressi della diga irachena di Mosul.

“Si tratta del primo uso documentato di proiettili con agenti chimici contro i civili e le forze curde” da parte dell’Isis, afferma la Car, i cui uomini sono stati nei pressi di Mosul una settimana dopo l’attacco da parte dei miliziani dello Stato islamico. Una volta giunti nei pressi di un proiettile di mortaio inesploso – si legge nel rapporto – hanno manifestato nausea e mal di testa. Entrambi sintomi compatibili con l’esposizione ad agenti chimici come il cloro, ha affermato il direttore della Car, James Bevan.

Potrebbe dunque materializzarsi l’allarme più volte lanciato dagli esperti: che i jihadisti nella loro avanzata in Iraq e in Siria possano essersi impossessati di alcune scorte di sostanze letali stoccate in alcuni siti appartenuti al regime di Assad o che risalgono al regime di Saddam Houssein. Il timore è che l’Isis riesca ora a sviluppare e sperimentare ordigni sempre più sofisticati e letali usando cloro o gas nervino.

I ricercatori dei due gruppi sono stati anche a Tel Brak e Hasakah, nel nord della Siria, dove secondo quanto ha riferito Bevan le forze curde sono state prese di mira il 28 giugno scorso con una serie di proiettili d’artiglieria e hanno poi avuto problemi di salute, tra cui difficoltà respiratorie e paralisi localizzate. Come si legge nel rapporto si tratta con ogni probabilità di “test” condotti dall’Isis i cui uomini lavorerebbero giorno e notte a bombe sempre più micidiali nei loro laboratori.

Intanto – secondo quanto riportano fonti delle amministrazioni Usa e irachena – l’Isis sarebbe in piena evoluzione, trasformandosi sempre più da semplice organizzazione terroristica a una vera e propria organizzazione statale, con una propria moneta o documenti di residenza per chi abita nei territori conquistati. Una organizzazione fondata sempre sulla violenza e sul terrore. E il leader supremo al Baghdadi – dato più volte per spacciato – avrebbe potenziato la leadership del gruppo, dando sempre più potere e autonomia ai suoi vice (dal ministro della guerra a quello delle finanze) ma anche ai comandanti militari. Questo – scrive il New York Times – per assicurare che anche di fronte alla sua uccisione o a quella di altri top leader l’Isis non subisca particolari contraccolpi e continui a combattere. Scenari – nota ancora il Nyt – che potrebbero richiedere un ripensamento della strategia anti-Isis dell’Occidente, che finora ha seguito un approccio soprattutto militare.