Mentre si diradano i fumi dell’accordo ottenuto puntando alla tempia di Tsipras e del suo governo la pistola dello strangolamento bancario, alcune verità emergono con forza.

Primo, la crisi greca non finisce certo qui. Al contrario, l’accordo raggiunto se per il momento, ma per quanto tempo, allontana lo spettro del Grexit, contribuirà certamente ad aggravarla. Parole chiare l’ha dette al riguardo un analista finanziario non completamente rincretinito come Wolfgang Munchau sul Financial Times: “Pensate davvero che un programma di riforme economiche come questo – un programma su cui il governo non ha alcun mandato politico, che è stato esplicitamente rifiutato attraverso un referendum e imposto con il ricatto – possa funzionare?”.

Vari possono essere gli aspetti da mettere in evidenza al riguardo. In primo luogo lo stupro della democrazia, che è stato l’obiettivo esplicito dell’Eurogruppo e della Troika: dimostrare che quello che pensa il popolo non conta nulla e che le decisioni vanno prese nei ristretti circoli del potere finanziario. In secondo luogo l’assoluta irrazionalità delle misure imposte dal punto di vista economico. Come si pretende che possa avere una ripresa economica a fronte di politiche apertamente recessive che hanno già fatto perdere al Paese il 25% del proprio Pil? Entrambi gli aspetti ora enunciati, ovviamente, non riguardano solo la Grecia ma l’insieme dell’Europa e soprattutto la sua parte mediterranea.

Secondo, per effetto delle scellerate politiche germanocentriche e neocoloniali volute da Schaeuble e dalla Merkel la crisi si estenderà certamente anche ad altri Stati, primo fra tutti il nostro. Il Grexit, scongiurato solo per il momento per effetto della “resa” di Tsipras ai creditori, avrebbe certamente comportato un’accelerazione della crisi. Ma il difetto sta nel manico e cioè nella posizione di supremazia che la Germania ha ottenuto e tiene a conservare e che rende impossibile il raggiungimento di una parte degli obiettivi originari dell’Europa.

Terzo, è clamorosamente fallito l’obiettivo politico principale che Schaeuble e Merkel volevano raggiungere e cioè l’indebolimento di Syriza, che cresce nei sondaggi. Certamente si sta sviluppando al suo interno uno scontro politico che potrebbe arrivare anche alla scissione. Ma il vero problema è tenere insieme i due aspetti su cui si è registrato in modo netto il consenso del popolo greco: permanenza nell’euro e fine alle politiche scellerate dell’austerità. C’è molto da fare, in realtà, sul piano della lotta all’evasione fiscale e alla corruzione che hanno trovato terreno fertile proprio nel rapporto con questa Europa a guida germanica. La cui classe dominante la smetta di atteggiarsi a onesta e incontaminata. Bisogna ricordare come proprio il suo massimo esponente, Schaeuble appunto, abbia ricevuto il 16 febbraio 2000, e lo ammise, una bustarella di oltre centomila marchi dal fabbricante di armi Schreiber.

E’ solo per provincialismo ed estrema ignoranza, da sempre caratteri tipici dei colonizzati, quindi, se si continua a idealizzare questa Germania, nella quale la destra assume caratteri sempre più apertamente razzisti, come dimostrato ad esempio dal fatto che il fondatore di Alternative fuer Deutschland, Lucke, ha abbandonato tale partito lasciandolo in mano a fazioni apertamente islamofobe e nazionaliste. Il peso che questa formazione è destinato ad esercitare crescerà condizionando ulteriormente il governo tedesco. Certamente ci si deve aspettare anche una crescita delle componenti di sinistra, come la Linke cui è affidato il compito di garantire la continuità degli ideali europeistici. In ultima analisi, e questo è il mio quarto punto, se si vuole che l’Europa sopravviva occorre cacciare via Schaeuble e Merkel, ovvero, nell’attesa di un cambiamento in Germania che non sarà rapidissimo, spostare il baricentro dell’Europa verso Sud. Il che richiede ovviamente cambiare i rapporti di forza in Spagna e in Italia, mandando via Rajoy e, per quanto ci riguarda, quella brutta imitazione di Berlusconi che risponde al nome di Matteo Renzi.