Gli emendamenti del governo al decreto Enti locali finiscono nel mirino dei tecnici del servizio Bilancio del Senato, incaricati di verificare gli effetti finanziari di ogni norma di legge. In un dossier ad hoc, i tecnici rilevano che molte delle proposte di modifica non spiegano dove verranno prese le risorse necessarie. E alcune rischiano di creare difficoltà nella tenuta dei conti.

L’emendamento potenzialmente più “pericoloso”, secondo il servizio Bilancio di Palazzo Madama, è quello che prevede l’obbligo, per le Regioni ritardatarie nel riallocare le funzioni non fondamentali delle province, di versare entro il 30 novembre 2015 e poi entro il 30 aprile degli anni successivi a ogni provincia e città metropolitana “le somme corrispondenti alle spese sostenute” per quelle attività. Per i tecnici, una norma del genere rischia di “determinare su tutti gli enti territoriali coinvolti possibili difficoltà nella tenuta dei conti e nel rispetto degli equilibri di bilancio“.

Non è chiaro, poi, se nel Fondo speciale di parte corrente del Tesoro ci siano i soldi – rispettivamente 60 e 20 milioni – che Palazzo Chigi intende girare a Milano e Torino per “specifiche e straordinarie esigenze finanziarie“. I tecnici chiedono che la disponibilità effettiva di quelle risorse sia accertata e che sia “escluso” che il loro utilizzo “possa pregiudicare le finalità previste a legislazione vigente”. Discorso simile per l’emendamento che prevede di utilizzare le risorse del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie non ancora impegnate per finanziare gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato previsti dalla legge di Stabilità per il 2015. Serve un miliardo per il triennio 2015-2017 più 500 milioni per il 2018, ma anche in questo caso “andrebbero fornite maggiori informazioni circa la disponibilità delle risorse”.

Quanto ai 120 milioni che il governo intende girare alla Valle d’Aosta per compensarla delle spese sostenute in seguito al subentro nel rapporto di servizio con Trenitalia e della perdita del gettito dell’accisa sull’energia elettrica e di quella sugli alcolici, “andrebbe chiarito se tale finanziamento una tantum sia compatibile con la natura permanente degli oneri derivanti dal rapporto di servizio con Trenitalia e dalla perdita di gettito delle accise in questione e possa determinare possibili futuri oneri a carico della finanza pubblica”.

Non mancano poi i rilievi sulla norma “salva Entrate“, quella che consente ai dirigenti dell’Agenzia, in attesa dei risultati del nuovo concorso, di delegare le proprie funzioni a funzionari con almeno cinque anni di esperienza. “Andrebbe perlomeno richiesto un quadro numerico completo delle posizioni dirigenziali di ‘diritto’ ad oggi vacanti e, corrispondentemente, elementi di chiarificazione in merito alle effettive possibilità di reclutamento dei nuovi dirigenti”, si legge nel dossier dei tecnici. Inoltre “andrebbero richiesti elementi comprovanti la congruità dei fattori considerati nel calcolo dell’onere ‘medio’ sia della cosiddetta indennità di funzione sia di quella di risultato”. Ciliegina sulla torta, a Palazzo Chigi viene chiesto di verificare “la piena legittimità” del dispositivo che stabilisce che solo il 15% dei risparmi che derivano dalle indennità di posizione non più versate ai dirigenti dichiarati illegittimi dalla Consulta vada a contribuire al miglioramento dei saldi di bilancio.