Mentre la “Palermo araba-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale” diventano il 51° sito Unesco italiano si consuma l’ennesima tragedia dei Beni culturali siciliani. Uno dei pezzi di quel percorso siciliano, costituito di architetture di grandissimo pregio, entrato a far parte dei Beni patrimonio dell’Umanità, é nel più completo abbandono. La villa settecentesca che ingloba i resti della Cuba Soprana, antico padiglione del parco reale normanno e all’interno del giardino anche la piccola Cuba, piccolo chiostro normanno, in una condizione di conservazione sempre più precaria. A mostrare i segni dell’abbandono la struttura nel suo complesso. Inserita peraltro in un contesto urbano che ne deprime le potenzialità. Frammento di paesaggio antico quasi perso nel quartiere Cuba-Calatafimi, tra il fronte dei palazzi di via Michele Titone e quelli di via Francesco Speciale.

All’esterno lo scheletro della villa a pianta rettangolare, con la scalinata seicentesca a doppia rampa in facciata per l’accesso al piano nobile, privata in gran parte degli intonaci e degli infissi. Dentro la situazione ancora più grave. Sulle pareti importanti lesioni. I pavimenti, in particolare quelli a maioliche, asportati. Gli affreschi settecenteschi di Vito D’Anna sulle volte del salone nobile e nella piccola chiesa annessa, dedicata a Santa Rosalia, resi evanidi, i telai di porte e finestre asportati. Quegli spazi nobili inesauribile cava di materiali di ogni tipo, considerando anche la facilità di accesso. I locali adibiti dalla Soprintendenza archeologica a magazzino dei materiali relativi allo scavo della Cuba soprana, effettuato nel 1998, un autentico self service. Con le cassette fuori posto, in diverse casi vuote. Poi il giardino, con le palme, gli agrumi e il gigantesco ficus macrophilla. Anch’esso “temporaneamente non visitabile”.

La storia più recente della villa un succedersi di malintesi. Dopo che nel 1991 la famiglia Napoli ne decise la cessione alla Regione Siciliana, vennero realizzati interventi di consolidamento e restauro. Un nuovo inizio? Sembrava. Ma poi nel 2007 la Regione preferisce disfarsene a favore della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, per ricapitalizzare le quote di partecipazione all’ex Ente Autonomo Orchestra Sinfonica Siciliana, trasformato in Fondazione nel marzo 2003. Un passaggio di proprietà che ha ignorato un particolare. Il fatto che anche la Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo ne fosse proprietaria. Di alcune particelle catastali. Da qui la diatriba che si protrae da anni. In un rimbalzo di responsabilità su chi debba occuparsi del Bene. Su chi debba provvedere almeno alla sua messa in sicurezza, in attesa di interventi più radicali. Non è tutto. Nel 2012 il Dirigente Generale ai Beni Culturali, Gesualdo Campo, richiamando l’impossibilità di trasferimento del complesso monumentale a figure differenti dallo Stato, regioni e altri enti pubblici territoriali, annullava la disposizione di autorizzazione all’alienazione. Con l’idea di trasformare la villa nella sede di un Museo scientifico.

Intanto nel dicembre 2011 c’era stato il sequestro cautelativo da parte dei carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio artistico, a causa dei continui saccheggi. Denunciati anche dal comitato “Salviamo Villa di Napoli” con striscioni ed un appello al Sindaco, al Comune e alla circoscrizione. A proporne per certi versi il salvataggio da anni ci sono anche le segnalazioni nel censimento Fai “I Luoghi del cuore.

“La risoluzione è in corso. C’è un nuovo decreto definitivo in cui si stabilisce il frazionamento delle parti della Villa di Napoli, e si sancisce la consegna di quest’ultima all’Orchestra Sinfonica. Aspettiamo solo la firma”, diceva nel luglio 2012 Ester Bonafede, Soprintendente FOOS. Niente da fare. La questione rimane in sospesa. Quel che è invece certo è il finanziamento di 1,5 milioni di euro nel 2010, perso a causa della situazione non chiara. Che continua ad impedire alla Villa di essere riaperta al pubblico. Di essere parte costitutiva della Palermo arabo-normanna. Realmente, a prescindere dal riconoscimento Unesco. Dopo le riaperture straordinarie del marzo 2013 e 2014 in occasione della manifestazione “Palermo apre le porte”, organizzata dall’Assessorato alla Scuola con il contributo della Scuola Ragusa Moleti e il Gruppo Scout Palermo 14, non rimane che aspettare ancora. Una decisione definitiva.

Foto di Giovanni Purpura