Non c’è solo l’Ilva ad avvelenare la vita di operai e cittadini di Taranto. Ne sono convinti i magistrati della procura ionica che hanno aperto un nuovo di indagine nei confronti della raffineria Eni e della Hidrochemal Service, uno stabilimento attiguo nel quale si eseguono smaltimento di rifiuti e bonifiche da amianto. Nel mirino del pool di magistrati composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Giovanna Cannarile, Mariano Buccoliero e Lanfranco Marazia sono finite le nubi di gas che periodicamente costringono i tarantini a barricarsi in casa. Un fenomeno che nasce dalla zona industriale, ma sulla quale non è ma stata fatta pienamente luce. La procura, quindi, ha scelto la stessa strada adottata tre anni fa per l’Ilva: chiedere un incidente probatorio al gip che dovrà nominare un collegio di esperti per procedere alla redazione di una maxiperizia che possa rispondere fino in fondo a una serie di interrogativi. Nei mesi scorsi, infatti, la procura aveva affidato una consulenza al direttore di Arpa Piemonte, Angelo Robotto, me l’elaborato non ha pienamente convinto gli inquirenti che nella richiesta di incidente probatorio hanno sottolineato che sono necessari “ulteriori approfondimenti tecnici idonei a chiarire i punti indicati nella presente richiesta di incidente probatorio”.

La procura chiede, quindi, di “accertare se dallo stabilimento Eni di Taranto (raffineria), nonché dallo stabilimento Hidrochemical di Taranto si diffondano in modo illecito, gas, vapori, sostanze areiformi o altri composti contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno degli impianti e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto ed eventualmente di altri centri vicini, con particolare riferimento alle emissioni odorigene segnalate nelle decine di denunce in atti”. Non solo. Il pool di inquirenti vuole accertare soprattutto le origini e le cause che hanno determinato la diffusione di quelle nubi di gas per valutare eventuali effetti dannosi per la salute di lavoratori e cittadini. Infine, il collegio di esperti individuato dal tribunale dovrà fornire anche informazioni sulle “misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità”.

Intanto nel registro degli indagati sono finiti in otto: si tratta di Gaetano De Santis, Carlo Settimio Guarrata e Luca Amoruso, direttori della raffineria tarantina dal 10 novembre 2004 al 1 ottobre 2013; Mario Betti, Fabio Cincotti e Alessandro Cao, che si sono succeduti nel ruolo di responsabile operativo della raffineria dal 6 dicembre 2004 sino a oggi. Ma nell’inchiesta sono finiti anche Antonio e Francesco Costatino, che hanno ricoperto la amministratore unico della Hidrochemical Service dal 10 giugno 1997 fino al 6 ottobre 2014. Per tutti l’accusa formulata dai pubblici ministeri è di getto pericoloso di cose in concorso e di violazione di alcuni punti del testo unico sull’ambiente.