Luca Toni deve pagare 1,7 milioni di euro di tasse in Germania. Il motivo? La sua fede, quella cattolica. E’ questa la sentenza della Corte di Appello di Monaco sulla “KirchenSteuer“, un contributo obbligatorio stabilito per legge in Germania: un’imposta ecclesiastica che impegna, nella dichiarazione dei redditi, ogni cittadino a dichiarare la propria fede. Il contributo del rigenerato bomber dell’Hellas Verona andrebbe alla Chiesa Cattolica tedesca.

I fatti risalgono al 2007, quando l’attaccante dopo aver trionfato proprio a Berlino nel 2006 con la nazionale italiana, si trasferisce dalla Fiorentina al Bayern Monaco, dove resta fino al 2010. Nel primo anno coi bavaresi, per un errore commesso dai dipendenti della società calcistica, Toni – idolo dei tifosi tedeschi con tanto della hit “Numero uno” di Matze Knop – viene segnato come ateo. A far nascere il caso è la modifica della voce in ‘cattolico’ da parte dei bavaresi al secondo anno. Il fisco, quando il capocannoniere in carica dell’ultima serie A era tornato in Italia, notò l’incongruenza e inviò un sollecito di pagamento, basato sullo stipendio (6 milioni netti) che percepito a Monaco: 1,5 milioni più 200mila euro di interessi. Toni si dichiara da subito innocente.

L’attaccante, in realtà, non ha mai negato la sua fede. Anzi, gli è servita per superare le difficoltà e gli infortuni della sua carriera sportiva, ma soprattutto il dramma più grande: il figlio nato morto. E lo stesso matrimonio con la storica fidanzata, la modella Marta Cecchetto, si legge su Bild, confermerebbe la sua religiosità. A questo punto qualcuno deve pagare. Il problema è stabilire chi, perché il calciatore sostiene che a farlo debbano essere i suoi vecchi commercialisti, che non gli avevano spiegato il funzionamento tassa vigente in Germania. Dal canto loro, gli ex commercialisti dell’attaccante spediscono al mittente le accuse: sono i dipendenti del Bayern ad aver commesso un errore. In attesa di ricorsi, però, quei soldi dovrà scucirli Luca Toni.