Gianluigi Paragone è sicuramente, forse a pari merito col solo Rosario Trefiletti, l’eroe televisivo della rivolta contro “lor signori” e cioè di quel ribellismo del popolo minuto che da sempre ha fatto da coro di compagnia al buon vecchio sovversivismo delle classi dirigenti. Quando si fondono c’è il fascismo, e lo sappiamo bene. La novità stavolta è che i masanielli faticano a trovare il raccordo con i quartieri alti perché questi da tempo hanno fatto scelte diverse, puntando i loro capitali e le loro speranze sull’Europa, sull’euro e sulla globalizzazione.

Scelta, premettiamo, che anche a noi che non abbiamo capitali pare sensata, un po’ perché “giusta” un po’ perché obbligata, un po’ perché non ci piace sentirci al chiuso. Ma qui ovviamente ognuno rimugina i suoi ragionamenti. Piuttosto, quello che ci viene da notare è che, privata della sponda altolocata, la macchina del “populismo” appare molto potente, anzi potentissima sia nella versione social che in quella neonazionalista (che da noi si chiama leghismo), però dando l’impressione di girare a vuoto, come un motore capace sì di salire di giri, ma in folle per mancanza di autista e rotta. Almeno così ci pareva, finché la crisi greca ha dato l’impressione che fosse arrivato il momento buono, si fa per dire, per ingranare la marcia e uscire dalla costrizione delle “urla da fermo”. A riprova il fatto che mentre tra Atene e Bruxelles, nella settimana tra il grande No e il sofferto SI, si decidevano le sorti della faccenda, la rubrica di Paragone, In Onda, su La7 ha guadagnato ascolti in quantità.

Lunedì 6 luglio, il giorno dopo il referendum gli spettatori sono arrivati a un milione e al 4,7% di share, con una punta straordinaria dell’8% fra i maschi dai 25 ai 34 anni. Come a dire nel notorio cuore del cuore degli elettori pro Salvini da un lato e pro Cinque Stelle dall’altro. Ascoltatori-elettori che hanno continuato a marcare presenza anche martedì 7 luglio, con il 7% di share, una quota comunque inusuale, anzi del tutto fuori misura rispetto all’attenzione che i maschi giovani solitamente dedicano al talk show politico.

Ma, a una settimana di distanza, lunedì 13 (annuncio dell’accordo), nonché il martedì seguente, lo share di questa tribù generazionale e di genere era già dimezzato. Per contro, unici, in controtendenza, a raddoppiare lo share da meno dell’1% a quasi il 2%, erano gli stranieri residenti in Italia, come se avessero cominciato a prender gusto al programma dell’ormai rattristato Paragone proprio mentre e perché, si riavvolgevano le bandiere dei tanti che se appena potessero imporrebbero di far fagotto sia all’euro, moneta straniera, sia agli stranieri tout court. Del resto continueranno a reclamarlo, almeno a chiacchiere. Tanto il motore è in folle. Almeno per ora.