Occhi puntati sulla commissione Giustizia della Camera dove è in discussione un progetto di legge che potrebbe dare una prima e concreta risposta rispetto alla mole di ricorsi che intasano la Cassazione, specie per il settore civile. Nel settore penale l’arretrato supera quota 34 mila ricorsi pendenti e la situazione non è rosea se si pensa che il 45% delle udienze penali risulta concluso dopo le 19 e il 25% addirittura tra le 21 e le 23 di ogni giorno. Con tempi di definizione media dei procedimenti di 7 mesi. La situazione è invece decisamente drammatica per quel che riguarda i procedimenti civili dove l’arretrato ha sfondato quota 100 mila ricorsi pendenti rispetto ai 51 mila del 1999. Un raddoppio secco in quindici anni che ha fatto lievitare inevitabilmente i tempi di definizione dei procedimenti che oggi superano anche i sei anni.

“L’abnormita dei numeri che scaturisce dall’accumulo dei procedimenti civili giacenti e della sopravvenienza dei ricorsi penali, oltre a impedire il rispetto della durata media ragionevole del processo, ha finito per creare una sorta di monstrum che rappresenta un unicum che non ha riscontri in altri ordinamenti europei e nel mondo”, dice a ilfattoquotidiano.it il primo presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, che chiede interventi strutturali anche se – ammette – “le maggioranze necessarie per un riforma costituzionale non rendono realisticamente percorribile questa strada”. Fondamentale infatti sarebbe rivedere l’articolo 111 della Costituzione consentendo il ricorso per Cassazione per violazione di legge contro i provvedimenti sulla libertà personale, ma circoscrivendo i casi della proponibilità a quelli nei quali è ravvisabile la necessità di formulare principi giuridici di valenza generale. “E invece oggi arrivano in Cassazione ricorsi di ogni genere e di qualunque importo”, aggiunge Santacroce. “In teoria può essere messo alla nostra attenzione qualunque cosa, persino procedimenti su multe da 35 euro”. Una situazione insostenibile destinata a snaturare secondo molti giudici ed esperti il ruolo stesso della Suprema Corte chiamata sempre più spesso a svolgere la funzione di terzo grado del processo anziché quella propria del controllo di legittimità.

Accantonata l’ipotesi impegnativa della riforma della Costituzione, si fa sempre più largo l’idea di  affidarsi a interventi più limitati come quello di un “filtro” introdotto con legge ordinaria, su cui si registrano però le resistenze degli avvocati che di limitazioni dell’accesso al giudice di legittimità proprio non vogliono sentir parlare. Anche se riconoscono che il problema c’è e hanno pertanto deciso di mettersi al tavolo con i magistrati: “Abbiamo convocato – dice Santacroce – un’assemblea con tutti i presidenti di sezione dopo che il Consiglio nazionale forense ha manifestato la disponibilità ad un confronto: un tavolo in cui parlare di tutto, a partire da come si scrive un ricorso spesso inutilmente di centinaia di pagine”. Poi c’è la partita al Consiglio superiore della magistratura che si è impegnato a nominare i nuovi consiglieri di Cassazione distinguendo quelli destinati al penale da quelli destinati al settore civile. A chiudere il cerchio il confronto con il Parlamento e con il governo: nel disegno di legge all’attenzione della Camera si parla non a caso dell’adozione di modelli sintetici delle motivazioni, ma anche di interventi sulla formazione dei ruoli: priorità non tanto all’anzianità delle cause, ma alla loro rilevanza economica e sociale. E, infine, l’adozione del modello in vigore nel settore penale e cioè la “tagliola” degli uffici spoglio che svolgono l’esame preliminare in vista di una rapida definizione del procedimento.