Dopo un arresto, un’inchiesta che coinvolge il sodale, il braccio destro, la difesa del reuccio di turno è sempre la stessa: ‘Non potevo saperlo‘. Ogni tanto accade il contrario anche se in molti, affidandosi unicamente alla pioggia di carte giudiziarie, fingono di non saperlo. Paolo Borsellino, tra poco si celebra l’anniversario della sua uccisione per mano mafiosa e mani ignote, invitava i partiti ad arrivare prima della magistratura, a fare pulizia in casa propria senza aspettare le inchieste giudiziarie. Parole largamente rimaste lettera morta. L’ultimo caso meriterebbe una risposta dal Pd e da quanti, anche in quel partito, sostengono convintamente la lotta alle organizzazioni criminali. Perché avete tenuto Tommaso Barbato, nella lista ‘Campania libera’, a sostegno di Vincenzo De Luca? Perché non gli avete chiesto di farsi da parte? Perché Graziano Delrio, di certo mal consigliato, è arrivato in provincia di Napoli, passeggiando e stringendo la mano a Barbato? Si è chiesto il buon ministro, ma chi sarà mai questo statista?

Tommaso-BarbatoTommaso Barbato è stato arrestato, nei giorni scorsi, per concorso esterno in associazione camorristica e i giornali sono pieni zeppi delle dichiarazioni dei pentiti che tratteggiano il profilo di un uomo a disposizione, garante dei Casalesi per saccheggiare la regione Campania. Il gip Egle Pilla scrive: “Tommaso Barbato è stato per anni il diretto referente in Regione della compagine di imprenditori legati a Michele Zagaria, beneficiari di ingenti commesse elargite in nome di tale appartenenza”.

Io vengo da quelle terre, il profilo di Tommaso Barbato era ben noto ai cronisti attenti, ai cittadini e a chi frequenta le sedi dei partiti. Uomo di affari e clientele, dedito alla cura di rapporti disinvolti e incroci pericolosi. Maneggiava appalti e posti, che sono la speranza in terre affamate di lavoro, e costruiva il feudo elettorale. Lo sapevano anche le pietre. Così, come racconta un imprenditore ai magistrati, si spiega la fortuna di Barbato “originariamente idraulico della regione, assurto a ruolo di Senatore della Repubblica“.

Ne scrissi per la prima volta nel 2008, anche allora, raccontai un incontro di Barbato, che in quell’indagine non fu indagato, con soggetti poi inquisiti in una inchiesta sui clan locali. Fui querelato e vinsi. Barbato si è reso protagonista dello sputo a Nuccio Cusumano, reo di aver votato la fiducia al governo di Romano Prodi, contro il volere dell’Udeur. Bastava questo per tenerlo lontano dalle competizioni elettorali perché nelle foto di quel giorno c’è il racconto di come fu umiliata l’aula del Senato. Nel gennaio scorso, però, emerse altro. Nelle pieghe dell’inchiesta sull’azienda ospedaliera S.Anna e S.Sebastiano a Caserta spuntarono le telefonate e i rapporti tra Tommaso Barbato, risalenti al 2007-2008, e Francesco Zagaria, scomparso nel 2011, reggente dei Casalesi e cognato di Michele, all’epoca latitante. Ascolti che avrebbero consigliato tutto tranne che la candidatura. La politica, insomma, sapeva dei rapporti tra il candidato al Consiglio regionale e il reggente del clan e non occorreva l’inchiesta giudiziaria a suo carico.

Invece Tommaso Barbato si è candidato nella lista del presidente ‘Campania Libera’ a sostegno di Vincenzo De Luca, sostenuto e accompagnato l’attuale governatore nel suo tour in provincia di Napoli.

A metà maggio per il Fatto Quotidiano ho descritto la figura di Barbato riportando il testo delle intercettazioni, la confidenza e gli incontri tra Francesco Zagaria e Tommaso Barbato. Il titolo non lasciava spazi a dubbi: “L’uomo di De Luca che incontrava il boss. L’impresentabile Barbato, candidato in Campania, e i contatti con reggente dei Casalesi Francesco Zagaria”. Per una volta tutti sapevano, ai partiti, in questo caso a quello democratico, solo il compito di scegliere tra un pacchetto di voti e tenere fuori dalla corsa elettorale un soggetto in rapporti con il boss.

Oggi Barbato, primo dei non eletti con quasi 4 mila voti, è stato arrestato proprio perché a disposizione dei vertici del clan e, in particolare, proprio di Francesco Zagaria. Era tutto già chiaro, la politica avrebbe dovuto rinunciare ai suoi voti e, per una questione di prevenzione, lasciare Barbato a casa. Non è successo, il resto è cronaca di questi giorni con la mia terra divorata da camorra e banditismo politico. Una volta ancora.