Papa Bergoglio è in rosso. Il bilancio 2014 della Santa Sede si è chiuso infatti con una perdita di 25,6 milioni di euro, più dei 24,4 milioni del 2013. A pesare sono state soprattutto, come negli anni precedenti, le spese sostenute per i 2.880 dipendenti dei 64 enti che fanno capo al Vaticano: in tutto 126,6 milioni di euro. Le entrate, oltre a quelle da investimenti, sono costituite dai contributi dei vescovi e delle diocesi di tutto il mondo previsti dal diritto canonico, pari a 21 milioni, e dai dividendi versati dallo Ior, che sono ammontati a 50 milioni. Il patrimonio netto è aumentato di 939 milioni grazie ai fondi extra bilancio scoperti, come rivelato lo scorso anno dal prefetto della Segreteria per l’Economia George Pell, grazie alla riforma delle finanze vaticane voluta da Francesco.

Il comunicato della sala stampa vaticana precisa che il 2014 “è stato un anno di transizione verso le nuove politiche di financial management basate sui principi contabili internazionali per il settore pubblico”, per cui l’ultima riga del bilancio non è direttamente confrontabile con quella dell’anno precedente: applicando ai risultati 2013 lo stesso trattamento contabile, il rosso di quell’esercizio salirebbe infatti a 37,2 milioni.

Il Governatorato vaticano (l’esecutivo dello Stato della Città del Vaticano) ha messo invece a segno un attivo di 63,5 milioni, contro l’avanzo di 33 milioni del 2013. Una performance dovuta in gran parte alle “significative entrate ricorrenti derivanti dalle attività culturali”, in particolare i musei, e agli investimenti. Il patrimonio netto del governatorato, a cui fanno capo 1.930 dipendenti, è aumentato di 63,5 milioni.