I picchi di calura, le nuove trovate per gli equilibri europei o le continue ondate di processi e indagini illustri rendono l’estate insopportabile? Sono in sala tre film che aiuteranno a staccare la spina per un paio d’ore. E in modi di una diversità estrema. Sono l’horror australiano ‘Babadook’, la commedia tutta jet set demenziale ‘Entourage’ e il thriller al deserto ‘The Reach’

Che sia il nuovo film di Michael Douglas non suona sbagliato, anche se non scritto né diretto da lui. Ne è protagonista, produttore, ma anche proprietario della Literal Media, casa editrice che possiede tutti i diritti sulle opere di Robb White. Compreso il romanzo Deathwatch, dal quale arriva fresco fresco nelle sale The Reach. Anzi no. Fresco è poco opportuno, visto che si tratta di una ferocissima caccia all’uomo sotto il sole del deserto nel New Mexico, location quasi metafisica.

Per coprire un tragico incidente, un miliardario armato fino ai denti si metterà a torturare l’onesto ragazzotto che gli faceva da guida. “Un Gordon Gekko in versione West Coast” è la definizione che quel vecchio leone di Douglas ha dato del suo personaggio. Uno spietato affarista portato sul grande schermo senza ironia di script, background, o debolezze apparenti. Negativo a 360 gradi e perciò anche un po’ antipatico. Al contrario Jeremy Irvine, sempre ben calibrato, dà volto e corpo bruciacchiati all’anima nobile della guida che lotterà per la vita. Una sfida tesa tra due uomini esattamente opposti in una location che segna 54 gradi. È quasi fatale che il film sia uscito in uno dei giorni più caldi dell’anno: il 15 luglio. Il plot evolve bene, con un finale forse in eccesso, ma può funzionare come entertainment puro shakerarando queste pigre e bollenti serate estive.

Dal thriller ci si può spingere oltre con Babadook. L’horror australiano smentisce la fonetica babbea del titolo e le aspettative sulla solita casetta infestata dall’uomo nero di turno. Con gli horretti blandi che girano di questi tempi, dargli del “film più spaventoso dell’anno” non è più neanche il migliore dei complimenti. Lo sono invece i premi che ha conquistato in molti festival. La regista Jennifer Kent è stata a bottega da Lars Von Trier, assistendolo alla regia in Dogville. Si vede dalla sua implacabilità. Ora per la prima volta scrive e dirige insieme. Stile asciutto e macabro, il risultato è un horror che tende come corde di violino i suoi ingranaggi consci e inconsci.

Più di quanto sembri, rivela una metafora psichiatrica sulle paure e gli angoli bui di mente e cuore. Discreto passatempo per chi al sognare davanti allo schermo preferisce vivere un incubo. Anche se il finale, per i più svegli, sarà prevedibile già durante il film. Essie Davis è il volto della madre assillata dalle fobie pressanti del suo bambino di sei anni, a suo dire perseguitato dal mostro di uno strano libro pop-up (gadget da lettura che gli americani avrebbero iniettato in promozione in tutte le librerie). Tecnicamente impeccabile, l’australiano Babadook ha il suo punto di forza più notevole in un’attrice che muta come un rettile e rende entusiasmante seguirne ogni nuova invenzione espressiva.

Se poi si rifuggono drammi e tensioni o si anelasse a un film da guardare sghignazzando con un cocktail (o un ghiacciolo) in mano, la Warner Bros sforna una commedia tutta lusso, pupe e battute da bulli. Entourage corona le 8 stagioni della stessa serie tv sull’ascesa di Vincent Chase, ragazzo del Queens destinato alla starità hollywoodiana più sfrenata. A spalleggiarlo dai block ai boulevard ci pensa da sempre la sua sgangherata cricca di amici. In cima tra i personaggetti si piazza il fratellastro attore scadente interpretato dal vulcanico Kevin Dillon (nella realtà fratello di Matt).

Ci sono valanghe di cameo dal jet set (dalla modella Emily Ratajkowsky a Mark Wahlberg, ideatore e produttore fin dalla season one, passando per lottatrici, attrici come Jessica Alba e musicisti come Pharrell Williams), una serie di party invasi da modelle succinte scarrozzate da auto sportive elevate a muse patinate di allegorie più e meno grossolane a tutto lusso. Tra battute sconce e cariche di ormoni, spiccano anche i duetti tra i texani finanziatori del primo film da regista di Vincent: Billy Bob Thornton e Haley Joel Osment (si, l’ex-bimbo del Sesto senso). Umorismo anabolizzato: vietato ai più raffinati estimatori di metacinema.