È stato bandito dal nostro Paese da più di vent’anni, ma l’amianto continua a uccidere. Lo attesta il rapporto 2015 del Registro nazionale Mesoteliomi (i tumori provocati dalla sostanza killer). Giunto alla sua quinta edizione, il documento è stato redatto dal Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale dell’Inail e registra i casi di mesotelioma rilevati tra il 1993 e il 2012. Numeri che fanno sempre male e che, purtroppo, continuano a riservare sorprese. Come quella relativa ai decessi registrati nell’ambito professionale dell’istruzione. Ossia, persone che hanno lavorato per anni dentro le scuole. Ebbene, nell’arco dei vent’anni presi in considerazione dallo studio, sono state 63 le persone decedute a causa del terribile tumore maligno causato dall’amianto. Un numero considerevole, se si tiene conto del luogo dell’esposizione, la scuola appunto, che dovrebbe essere libero da qualsiasi tipo di minaccia. Dal rapporto emerge anche che appartiene alle insegnanti di scuola elementare la percentuale più alta di addetti all’istruzione ad aver contratto il male. Ma c’è di più, perché lo studio spiega che per ogni mesotelioma c’è almeno un tumore polmonare da amianto, per cui sarebbero circa 120 le persone impiegate nel settore dell’istruzione decedute per tumori provocati dalla fibra dal 1992 al 2012.

«Il governo il 19 maggio durante la discussione del disegno di legge “buona scuola” dette parere contrario alla Camera all’emendamento del Movimento 5 Stelle che intendeva destinare risorse per la bonifica dell’amianto nelle scuole», sottolinea Alberto Zolezzi, firmatario della proposta di modifica. Secondo il deputato grillino, «è inaccettabile che il governo non si faccia carico della bonifica per tutti gli edifici pubblici ma in primis per le scuole, dove gli studenti sono più a rischio per la prolungata latenza delle patologie correlate». Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) sono almeno 2.400 le scuole italiane che registrano la presenza di amianto. In molti ricordano ancora il caso dell‘Istituto “Leonardo Da Vinci” di Firenze, dove erano esposti cartelli che invitavano a camminare con prudenza per non sollevare le fibre di amianto presenti sotto al pavimento. Il sindaco di Firenze era allora Matteo Renzi, l’attuale capo del governo. Un esecutivo, secondo l’avvocato Ezio Bonanni – presidente di Ona onlus – «sordo, cieco e muto sui problemi dell’amianto. Era stata promessa la bonifica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, compresi quelli di Firenze, ed invece ancora non si vede niente. Erano state promesse misure adeguate, anche per i lavoratori esposti e vittime dell’amianto: registriamo invece il completo e totale immobilismo del governo con tanta gente ancora esposta alla fibra killer».

A fare il punto sulla situazione delle bonifiche ci ha pensato Legambiente. Lo scorso aprile, in occasione della giornata delle vittime dell’amianto, l’associazione ha presentato un dossier dal quale emerge come ci sia ancora molto da fare. A fronte dei 27 mila interventi realizzati, ce ne sono altrettanti in corso e tantissimi da iniziare. Insomma, di questo passo Legambiente stima che saranno necessari non meno di 85 anni per completare le bonifiche. Anche perché la rete impiantistica per lo smaltimemto rimane insufficiente: attualmente le regioni dotate di almeno un apparato funzionante sono undici, con il 75% dell’amianto che finisce in discariche fuori dai confini nazionali.

Una situazione pressoché unica quella che vive il nostro Paese che, con le sue 4 mila vittime ogni anno, è attualmente uno dei più colpiti al mondo dalle malattie legate all’amianto. E non è una sorpresa. L’Italia è stata infatti fino alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo il secondo produttore europeo di amianto in fibra dopo l’Unione Sovietica e il maggiore della Comunità Europea. Dal dopoguerra al bando del 1992 sono state prodotte nel nostro paese 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo. Fino al 1987 la produzione non è mai scesa sotto le 100.000 tonnellate l’anno, per poi decrescere rapidamente fino al bando.