Come uscire dall’impasse del debito ellenico? “Prendiamo venti miliardi di euro dalle riserve custodite nel caveau della Banca Centrale di Grecia e iniziamo a stampare moneta nazionale“. E l’idea lanciata dai membri della Piattaforma di Sinistra come alternativa all’accordo firmato dal governo con i creditori internazionali per 82-86 miliardi. Una posizione espressa dal cenacolo culturale di Iskra, il pensatoio che fa capo al ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis, leader dei dissidenti syrizei anti memorandum e vergata da Akis Badogianni, membro del Comitato Centrale del Syriza.

La sua tesi, come peraltro filtrata per ampi stralci sin dalle scorse settimane, è “la risposta alla posizione di chi crede che lasciare la zona euro equivarrebbe ad un fallimento”. Un po’ il punto di rottura sul quale si è anche consumata la separazione del premier con il suo ministro dell’economia Yanis Varoufakis. Osserva che ora che la squadra di governo “è preda di deliri e allucinazioni, è possibile sfidare l’indecente prospettiva del mnimonio (il memorandum, ndr)”. E come? Dal momento che nella pancia della Banca centrale della Grecia ci sono circa 20 miliardi di euro in contanti per esigenze straordinarie, ecco che tali importi potrebbero essere utilizzati, nonostante la contrarietà della Bce, per un sostegno economico e sociale, fino alla ristampa della moneta nazionale. La bislacca idea di Badogianni si scontra però con la realtà delle cose. In primis quei 20 miliardi non possono essere utilizzati per fini diversi da quelli per cui sono stati erogati: ovvero evitare l’apnea delle banche stesse. Per cui ci potrebbe essere il rischio, ammesso che qualcuno prenda in considerazione la proposta, di avviare una sorta di espropriazione di quel denaro delle banche greche, che nel frattempo sono chiuse da venti giorni. Con un corollario giudiziario che seguirebbe.

In secondo luogo si porrebbe il problema di gestionale di quella somma e del suo oggettivo utilizzo. Ma dietro la proposta, dal sapore anche altamente provocatorio, ecco la resa dei conti nel partito di governo, perché la vulgata della Piattaforma è tutta diretta contro Tsipras, “incapace di prevedere un piano B”. Il governo, anche alla luce degli impegni presi con gli elettori, osserva Badoianni, avrebbe dovuto farsi trovare pronto ad un’alternativa, anche se ciò avesse dovuto implicare l’uscita tout court dalla moneta unica. E invece il premier, continua il j’accuse, nonostante le pressioni interne del suo stesso partito, “non ha fatto nulla per preparare l’alternativa anti-memorandum”.
Una posizione tra l’altro ribadita in occasione della segreteria politica di Syriza, il cui Comitato Centrale ha bocciato il nuovo memorandum con 109 voti su 201 totali. Nel documento finale c’è scritto che l’accordo con i creditori internazionali costituisce un nuovo memorandum con i termini troppo pesanti e umilianti, “un disastro per il Paese e i suoi cittadini”. Che la pattuglia della Piattaforma non voterà.

@FDepalo