Lo scorso 8 giugno, quando il rione Monti ha onorato la memoria di un suo illustre abitante, Mario Monicelli,con  una targa apposta sulla sua casa di via dei Serpenti, il primo intervento è stato quello di Emma Bonino, che ha citato  in particolare un film del Maestro, “Parenti Serpenti”: “Un film – ha detto la Bonino – che dice molte cose del nostro paese, non di tanto tempo fa ma attualissime”. E poi ha ricordato che da quasi due anni giace in Parlamento una legge che tende a legalizzare l’eutanasia, “in modo che ognuno di noi possa vivere libero fino alla fine e morire in dignità e ci sia almeno tolta questa aggravante di dover fare i turisti sanitari per andare a morire in Svizzera o in altri paesi”.

Non sorprende dunque la notizia che il 23 luglio, a Grosseto, sarà assegnato proprio ad Emma Bonino il Premio Mario Monicelli – Libero Pensiero, istituito a partire da quest’anno, in occasione del centenario della nascita del grande regista. Il riconoscimento viene infatti attribuito a personalità “il cui pensiero e la cui vita siano espressione dello stesso amore per la libertà, la ribellione e la dignità che sono sempre stati nelle parole, nei film e nella vita di Mario Monicelli”.

“Sono felice ed emozionata – ha dichiarato Emma Bonino – nell’apprendere che un Premio dal contenuto così importante e originale sia stato assegnato a me proprio nel primo anno della sua edizione. Ho sempre ammirato il maestro dei Soliti ignoti e della Grande guerra, di Guardie e ladri come di Speriamo che sia femmina e ho avuto anche una grande stima della integrità del suo sguardo sulla società e l’acutezza della sua visione politica. Ringrazio vivamente il curatore del premio, Mario Sesti e Loriano Valentini, presidente di Fondazione Grosseto Cultura, insieme a Chiara Rapaccini e al sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, per questo prestigioso riconoscimento”.

Ho conosciuto di persona Mario Monicelli nel 1963, quando per incarico del Psi romano dirigevo un cineclub all’epoca molto noto, intitolato ad Aldo Vergano, unico regista dichiaratamente socialista in quegli anni in cui era quasi necessario essere comunisti per avere “il gradimento” della cultura ufficiale. I miei giovani amici socialisti ed io amavamo in modo particolare uno dei capolavori di Monicelli, “I compagni”, dove lo strepitoso protagonista, Marcello Mastroianni, era – come si usava dire all’inizio del Novecento – “un apostolo” del socialismo, un rivoluzionario coraggioso e disarmato. Per questo fummo molto emozionati quando Monicelli accettò – su richiesta del nostro “referente” politico Matteo Matteotti – di intervenire alla proiezione del film in via della Lungara. E ancor più fummo emozionati quando il Maestro, a fine serata, decise di intrattenersi a lungo con noi, conversando con passione di cinema e di politica.

Oltre 50 anni dopo, nel marzo del 2014, ho conosciuto la dolcissima compagna di Monicelli, Chiara Rapaccini. Ricordavo in quei giorni, con uno sciopero della fame e una conferenza stampa in favore della eutanasia, i dieci anni dal suicidio di mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, che avrebbe voluto l’eutanasia e che – non avendola ottenuta – si era gettato dal quarto piano della sua casa a Roma: la stessa scelta che faranno Mario Monicelli, nel novembre del 2010, e Carlo Lizzani, nell’ottobre del 2013. Chiara accettò subito di unirsi alla battaglia della Associazione Luca Coscioni per l’eutanasia, e con lei divennero nostri compagni di strada il figlio di Carlo Lizzani, Francesco e Luciana Castellina, la compagna di una vita di Lucio Magri, che nel novembre del 2011 cercò in Svizzera la sua “uscita di sicurezza”.

Ora Chiara, che con tenacia tiene viva la memoria di uno dei più grandi artisti del nostro tempo, ha scelto Emma Bonino come vincitrice della prima edizione del primo premio intestato a Monicelli. Ne sono felice e commosso perché Emma – che mi ha concesso il grande onore di una sua prefazione al mio libro “Liberi di morire” – è per me il riferimento politico e culturale più alto: tanto più alto quanto più bassa appare la qualità del nostro ceto politico, con poche eccezioni.

A Grosseto si incontreranno così due donne coraggiose, per ricordarci che c’è sempre tempo e spazio per le battaglie di civiltà di cui Monicelli resta, nella storia del nostro cinema, incontrastato maestro.

E mi addolora in modo particolare – essendo stato un dirigente della Rai in anni in cui non sarebbe stata possibile una simile vicenda – il fatto che il nostro servizio pubblico, in un anno in cui una parte non trascurabile del palinsesto è stata dedicata al ricordo della prima guerra mondiale, non abbia ritenuto di riproporre ai telespettatori quello che io considero il capolavoro di Monicelli, “La grande guerra”. Secondo indiscrezioni, la dirigenza della Rai avrebbe giudicato il film non adatto a rappresentare l’eroismo dei nostri soldati. Evidentemente, chi ha espresso questa opinione non ha presente il film, in cui abbondano (da Romolo Valli a Bernard Blier a Folco Lulli) i personaggi “coraggiosi con modestia” ed in cui alla fine anche i due protagonisti, i popolani Gassmann e Sordi, trovano la dignità con cui andare incontro alla morte. Né ricordano che in tutti i grandi film su quella guerra atroce – da “All’Ovest niente di nuovo” a “Vincitori e vinti”, da “Uomini contro” a “Orizzonti di gloria” – non si vedono solo eroici soldati ma anche, e soprattutto, una dolente umanità.

Ci sono ancora vari mesi alla fine dell’anno in cui si ricorda l’entrata in guerra dell’Italia. Spero che il 23 luglio, a Grosseto, anche su questo Emma e Chiara facciano sentire alta la loro voce pulita e appassionata.