“Ci scusiamo con gli attivisti e i sostenitori M5S che si sono sentiti traditi: abbiamo commesso un errore di metodo”. I consiglieri 5 Stelle in Campania hanno rinnegato la loro scelta di votare per l’esponente Pd Rosetta D’Amelio come presidente del Consiglio regionale. “Non è più sostenibile e ne siamo profondamente rammaricati”. Poche ore dopo infatti il voto del 9 luglio scorso, su “segnalazione della base”, hanno scoperto che la D’Amelio nel 2007 è stata condannata per abuso d’ufficio ed è tra i consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Campania (per lei il pm ha però chiesto l’archiviazione). La stessa D’Amelio, al secondo mandato in Regione e già assessore nella giunta Bassolino, ha replicato su Facebook: “I consiglieri regionali M5S possono stare tranquilli. In data 21 marzo 2011, infatti, la sentenza della Corte d’Appello di Napoli ha cancellato il reato”. La condanna era arrivata in seguito alla concessione di una licenza per l’apertura di un cinema quando era sindaco a Lioni (Av), ma in secondo grado è stata emessa una sentenza di prescrizione predibattimentale.

“Il nome”, hanno scritto i 5 Stelle in una nota, “sembrava rispondere ai criteri oggettivi che avevamo richiesto e abbiamo votato a sostegno non della persona, ma dei valori di principio che avevamo posto come cardine per il ruolo di presidente quale figura istituzionale di garanzia del Consiglio tutto”. Beppe Grillo e i suoi dopo il buon risultato delle elezioni Regionali avevano chiesto che i partiti concedessero al M5S la carica di presidenti e vicepresidenti del consiglio. In Campania, i grillini avevano deciso di votare il nome del Pd sperando di ottenere in cambio il sostegno per la vicepresidenza. In realtà sono stati tenuti fuori da tutte le cariche. “Avessimo interpellato prima gli attivisti dei territori”, hanno concluso nella nota, “condividendo con loro i possibili dubbi su una scelta così importante non saremmo incorsi nell’errore di votarla. Un errore di metodo, la non condivisione, che ci ha condotto a un errore di merito: votare una persona condannata”.

ha collaborato Vincenzo Iurillo