Nibaleide. Ovvero, tormenti e speranze di un siciliano ai Pirenei. Scena: giardino della piscina, Novotel di Lescar, sobborgo commerciale di Pau. Vincenzo Nibali: sguardo mogio, niente sorrisi di circostanza. Compito davanti a una ventina di giornalisti e telecamere spietatamente puntate su di lui. Ha vinto il Tour de France del 2014, da dominatore. Nelle prime nove tappe di questo Tour 2015, ha patito l’aggressività di Chris Froome, è stato travolto in una caduta sull’arrivo di Le Havre, è stato giocato dal vento e dalla congiura di Froome e Alberto Contador che hanno fatto ventaglio e lo hanno costretto a correre in bordure, lottando da solo contro folate assassine: un minuto e 40 buttati…al vento.

L’Italia è preoccupata: che sta succedendo a Vincenzo Nibali?
“Io non so quali notizie i media diffondano su di me, so solo che sto bene e che sto tranquillo. So anche di non avere dato ancora il massimo”.

Alti e bassi…
“Forse ho subìto le pressioni del pubblico e dei media. Un rendimento alternato, questo il vero guaio. C’è da vivere un po’ alla giornata. Ogni giorno c’è da viverlo…”

Ma la giornata “no” del Mûr de Bretagne?
“Ci sta. Non so nemmeno io il perché. In fondo, mi è capitata la stessa cosa che è capitata ad Alberto Contador, sul Mur d’Huy. Un arrivo molto esplosivo”. (Sottinteso: non adatto alle mie caratteristiche, ndr)

Quindi, che strategia per le prossime tappe, ora che si comincia con le salite vere?
“Vado avanti di giorno in giorno, al tour ogni giorno è difficile. Bisogna essere bravi e capaci di cogliere il momento giusto”.

Le salite dei Pirenei sono il pane di Nairo Quintana…
“Quintana sinora è sempre stato nascosto nel gruppo, penso che stia bene e che le sue salite sono quelle che arrivano adesso” . (Prudente: per Froome, Quintana e Tejay Van Garderen, l’americano che lo tallona in classifica a 12 secondi, sono i veri rivali; il britannico non considera Nibali l’avversario da cui guardarsi).

Come sono queste tre tappe pirenaiche? Dov’è che Nibali può far danni?
“Danni possono esserci anche oggi, si arriva in cima alla Pierre-Saint-Martin dopo 167 chilometri. Una tappa non lunga, che arriva dopo il giorno di riposo. Questo può dare molto fastidio”.

Radiografia degli avversari. Froome snobba Nibali, teme Quintana e Van Garderen.
“Penso che Froome in questo momento sia il più forte di tutti. Lo ha dimostrato anche nella tappa del pavé, che non è proprio il suo terreno. Quel giorno è sempre stato davanti. Il fatto che non mi consideri tra i favoriti, che non mi temi è perché sono lontano in classifica”. (La dote di Vincenzo è quella di non accampare scuse e di essere tanto lucido quanto sincero).

Come si sente Nibali, pronto a dar battaglia in salita?
“Non posso rispondere adesso: capirò in corsa quale sarà la mia condizione. E’ stata una settimana molto difficile, con tanto stress e tanto nervosismo in gruppo. Sarà inoltre importante verificare il supporto della squadra”. (Argomento tabù: l’Astana di questo Tour è peggio di quella del 2014?).

I favoriti di Nibali?
Metto Contador sullo stesso piano di Quintana. Entrambi sono ben coperti dalla squadra. Così non sappiamo quali siano le loro reali condizioni. Quella di Froome è ottima: riesce ad avere tutto sotto controllo. Di Van Garderen dico solo che bisognerà vedere se riuscirà a tenere su questi livelli sino alla fine del Tour, perché è così dal Delfinato”.

Ottimista?
“Vedremo come si metteranno le cose, se ci sarà occasione, si attaccherà”. (Nibali non è egocentrico, parla al plurale, senza che sia un plurale maiestatis…)

Impresa?
“Inseguire rende tutto più difficile. Ho un rammarico: non sono riuscito a dare il massimo e lo so anche io”. (Ossia, il primo ahimè ad esserne consapevole sono io, ndr.). Aggiunge: “Quest’anno è stato tutto un po’ più difficile, non sta andando benissimo, anche se mi sono preparato bene e ho più o meno la stessa forma, ma non so perché non riesco a sfruttarla. Sono realista: in questo momento non ho niente da perdere”.

Meglio l’anno scorso?
“Sì”.