Women in the Islamic State

E’ legittimo avere una illusione e credere di costruire un mondo migliore una volta che ci siamo sbarazzati dei nostri nemici siano essi perché appartengono ad un’altra religione o ad un’altra razza o perché praticano un altro credo politico. La storia è piena di esempi. Anche Maria Giulia Sergio vuole entrare nella storia e dare il suo contributo di sangue a questa purificazione dell’umanità. Bisogna vivere secondo la sharia e tagliare la testa a quanti non credono dice in un collegamento telefonico con la sua famiglia. Ma come si vive in questo califfato? Quale è il ruolo delle donne? Prima di addentrarmi in questa analisi desidero fare alcune considerazioni sul califfato la cui influenza reale, a mio avviso, è limitata a quelle zone dove regna una grande instabilità politica. Quando si registrano degli attentati la stampa e l’opinione pubblica e la propaganda dell’Isis hanno la tendenza, con un gioco di specchi, ad attribuire a questi fenomeni una portata più grande in termini di strategia e di espansione dell’Isis. Mentre sono questi gruppi terroristici locali che approfittano della notorietà dell’Isis per proclamare la loro adesione all’organizzazione presentandola una ulteriore espansione del califfato. Un trucco per far credere all’opinione pubblica che l’Isis è in continua espansione.

Ecco, Mara Giulia Sergio e tante altre ragazze e ragazzi occidentali, e non solo, vivono in questa bolla la cui base teorica è costituita da un manuale di norme pratiche: un kit del comportamento delle donne per raggiungere la pienezza di Dio e quindi la felicità (la Fondazione Quilliam ha diffuso la traduzione dall’arabo di questo documento da titolo Women in the Islamic State). Le donne sono inquadrate nella brigata Al Khanssa che ha redatto questo documento. In esso sono contenute le critiche alla concezione occidentale della donna. Sono descritti i costumi lascivi, le frivolezze, l’inganno in cui cadono le donne. Il manuale invece propone un ideale di donna sottomessa che svolge il suo ruolo di madre e di moglie e segue gli insegnamenti del proprio marito. Quindi anche l’uomo deve essere all’altezza di questo compito nel saper dirigere la propria donna e punirla se dovesse vivere al di fuori degli insegnamenti della sharia. La donna non è sola in questo percorso, vi sono figure femminili che le accompagnano con il loro esempio, come Maria (la madre di Cristo, che secondo l’Islam è l’ultimo profeta prima di Maometto), Āsiya (madre di Mosé), Khadīja (prima moglie di Maometto) e a Fāṭima (figlia di Maometto), figure di riferimento per la loro purezza e la dedizione all’uomo.

L’abbigliamento costituisce un altro aspetto interessante. In una cittadina, in Iraq sotto il dominio del califfato un commerciante ha cacciato dal suo negozio una donna che sebbene vestita col niqab (abito che veste tutto il corpo lasciando scoperti solo gli occhi) non aveva provveduto a mettere i guanti neri lasciando quindi scoperte le mani. Il commerciante aveva paura di essere sorpreso dalla polizia che sorveglia a morale pubblica e di essere considerato complice di un attentato al pudore.

Ora Maria Giulia Sergio potrà essere felice di questo suo nuovo stato e pensare che la via più semplice per coloro che non son d’accordo con le sue idee si quello della morte, nel frattempo e le auguriamo che suo marito sia all’altezza di guidarla e mantenerla nella giusta via.