Nella campagna elettorale delle politiche del 2013 Sarro era il volto che spiccava accanto a Francesco Nitto Palma nei comizi di Forza Campania con un programma chiaro e monotematico: la difesa con ogni mezzo dell’abusivismo ‘di necessità’ contro il ripristino della legalità nel territorio più violentato d’Italia dalla cementificazione selvaggia che ha trasformato perfino le pendici del Vesuvio in una banlieu vulcanica.

A distanza di due anni per il deputato azzurro che naturalmente non è un parlamentare qualsiasi ma, grazie al ‘prestigioso’ curriculum da cui emerge la naturale vicinanza a Nicola Cosentino suo assistito, è diventato membro dell’Antimafia e vice-presidente della commisione Giustizia, la procura antimafia di Napoli ha richiesto l’autorizzazione per i domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per cui sono scattati 13 arresti tra imprenditori e politici.

Le imputazioni specifiche per i presunti affiliati ai casalesi sono quelle a cui siamo ormai da tempo ‘abituati’ e a vario titolo vanno dall’associazione mafiosa alla turbativa d’asta, dalla corruzione al finanziamento illecito.

Naturalmente non poteva mancare nella ragnatela del sistema che supporterebbe il clan dei Casalesi un nome presente nelle liste a sostegno di Vincenzo De Luca, anche se non eletto. E non si tratta di un signor nessuno ma di quel Tommaso Barbato già passato alle cronache parlamentari per lo sputo al compagno di partito (allora ancora l’Udeur) che aveva avuto l’impudenza di non voler affossare Prodi nel 2008, operazione portata a buon fine da B. con la nota ‘operazione libertà’.

Comunque a rendere chiarissimo quale sia l’aria che tira in Campania pochi giorni dopo l’insediamento del neo governatore eletto anche con il contributo degli ex cosentiniani, e sempre sub iudice, sono state le dichiarazioni dello stesso De Luca.

Nella regione che vanta circa 170mila immobili totalmente abusivi e che nell’arco di pochi anni, grazie in primis a Berlusconi ma non solo, ha ‘goduto’ di 3 condoni tombali e dove nel 2013 la Fi di Cosentino & co. ha fatto della sanatoria il suo martellante slogan elettorale, l’eletto incandidabile De Luca ha detto chiaro e tondo chela demolizione degli abusi è impossibile“.

Di conseguenza la soluzione ritorna quella di sempre, quella degli amici ‘vicini e lontani’ delle liste collegate che, guarda caso, hanno fatto la differenza; quella degli impresentabili messi all’indice dal “gufo” apocalittico Saviano: la sanatoria.

Così il programma elettorale già di Nicola Cosentino, Nitto Palma, Carlo Sarro sulla questione che segna lo spartiacque tra civiltà e inciviltà, tra difesa del territorio e irreversibile deriva cementificatoria trova di fatto conferma, anche se sotto la voce “impossibilità materiale”, nell’amministrazione De Luca.

A distanza di circa trent’anni sembra che in Campania anche alla luce di questa ennesima inchiesta e del clima politico che si è respirato in questa recente e sconsolante campagna elettorale si sia consolidata quella degenerazione della società meridionale nella sua rapida inesorabile trasformazione da società civile in società criminale” profeticamente anticipata da Raffaele La Capria in ‘Capri e non più Capri‘.