The Runaways tornano a occupare la scena a quarant’anni dalla loro nascita. La band capitanata da Joan Jett, quella che ha reso la cover di I love rock’n roll dei The Arrows una hit internazionale, per intendersi, nata nel 1975 e che vedeva coinvolte anche Cherrie Currie e Lita Ford, ebbe un enorme successo negli anni Settanta, grazie anche al loro manager, l’eccentrico Kim Fowley, anche lui tornato a occupare la scena a pochi mesi dalla sua morte. Ha aperto le danze Jackie Fox, prima bassista della girl band, che ha raccontato in un’intervista di come la notte di capodanno del 1976, a Orange County, in Califonia, il manager Fowley l’avrebbe stuprata approfittando del suo stato confusionale dovuto a un mix di droghe. Anche quelle, a detta della Fox, le sarebbero state date con un sotterfugio da Fowley. Presenti alla scena alcuni membri della crew e tutte le altre Runaways, presenti e immobili durante lo stupro. La prima a reagire è stata proprio Joan Jett, leader della band e unica, insieme a Lita Ford, ad aver avuto una carriera solista degna di nota.

La Jett ha negato di essere mai venuta a conoscenza del fatto, il tutto attraverso una nota stampa rilasciata a Yahoo! Music. A breve giro sull’argomento è intervenuta anche Cherrie Currie, ai tempi cantante del gruppo, la quale ha usato il proprio Facebook personale per negare fermamente di essere stata a conoscenza del fatto, e tanto più di essere stata presente all’eventuale stupro senza intervenire. Ultima a scendere in campo con dichiarazioni shock Vicki Blue, chiamata nel 1977 a sostituire proprio Jackie Fox al basso delle Runaways. La Blue ha dichiarato che più volte, nel corso della sua permanenza nella band, Fowley e le ragazze avrebbero scherzato su quel fatto, dando per scontato che tutti fossero presenti. Si attendono ovviamente nuove indiscrezioni. Il fatto che Kim Fowley, padre padrone della band, sia morto, rende il tutto piuttosto surreale, impossibilitato a dire la sua, così come a essere condannato se realmente colpevole o a difendersi. Che il nome di Kim Fowley abbia avuto un peso notevole sulla storia della band, nel bene e nel male, è comunque un fatto. Vuole la leggenda che a dar vita alla band sia stato proprio l’artista californiano, noto per la sua glamourness e per le sue trovate geniali (è stato uno dei padri del punk della West Coast, nonché il gestore del Whiskey a Go-go del periodo d’oro), durante un party organizzato da Alice Cooper.

La sua presenza come manager della band sarebbe spesso andata oltre i canoni, facendo di lui una sorta di vero e proprio despota, un Malcolm McLaren americano (la sua collaborazione con Frank Zappa per Freak Out, da sola, varrebbe una carriera). A lui si dovrebbe il successo del gruppo, così come l’iniziale indifferenza della critica. Ben tratteggia la storia della band un film, ingiustamente passato sotto silenzio in Italia, The Runaways di Floria Sigismondi. La regista pescarese, nota per i suoi video visionari e inquietanti, ci regala uno dei migliori biopic di sempre, anche grazie all’interpretazione di Kristen Stewart e Dakota Fanning e a quella che Michael Shannon dà proprio di Fowley. Assolutamente da vedere. Peccato che si torni a parlare di quella che a ben vedere è stata la prima girl band di successo internazionale per questioni che con la musica nulla hanno a che vedere.