Radio Ghetto, che nulla ha a che vedere con la keniana Ghetto Radio, sta per arrivare in tutta Italia: dopo tre anni di trasmissioni limitate al solo territorio pugliese, i braccianti del ghetto di Rignano Garganico in provincia di Foggia faranno arrivare la loro voce su tutto il territorio nazionale. Come i guerrieri radiofonici della mitica Radio Caroline (ispiratrice del film I Love Radio Rock), che pur di trasmettere senza alcun permesso governativo trovarono rifugio su una nave al largo delle coste dell’Essex (a sud-est dell’Inghilterra), anche quelli di Radio Ghetto trasmettono rischiando le continue incursioni di coloro i quali, per indole o per vocazione, non accettano né ammettono la libertà dei più deboli, dei più intimamente liberi. Lì la libertà di scelta, qui una questione di necessità; lì il governo britannico, qui gruppi di individui pronti a dar fuoco all’oggetto del proprio odio. Far conoscere la propria condizione di lavoratori sottoposti a condizioni di caporalato, informare i nuovi arrivati sulle leggi vigenti in Italia, raccontare e raccontarsi insieme a sessioni di musica e freestyle è l’obiettivo di una comunità che grazie al mezzo radiofonico costruisce pezzo dopo pezzo la propria identità, la propria personalissima dimensione esistenziale.

Nata da un progetto di Rete Campagne in Lotta, che nell’estate del 2012 ha portato nell’enorme baraccopoli pugliese tutta la strumentazione necessaria per l’inizio delle trasmissioni, Radio Ghetto è riuscita in poco tempo ad affermarsi quale mezzo di dibattito e confronto, tanto tra gli stessi abitanti dell’enorme baraccopoli quanto verso il mondo esterno: un segnale di fumo rivolto a quell’Italia che spesso non conosce nè immagina come si possa vivere in determinate condizioni, ai margini di una società considerata “civile”. Condizioni difficili, difficilissime, quelle degli abitanti del ghetto di Rignano che, senza acqua (che arriva una sola volta al giorno) né luce, gas, tantomeno alcun genere di servizio, dopo estenuanti e incessanti giornate di durissimo lavoro nei campi impegnati nella raccolta di pomodori, trovano il tempo e le forze per tuffarsi in radio, in quel luogo nel quale, come leggiamo sul sito loro dedicato, “si discute delle condizioni di vita e di impiego nelle campagne, si ascoltano musica e radio-giornali, si condividono le problematiche relative al proprio personale percorso migratorio e alla vita quotidiana in Italia, si organizzano contest per i rapper e i cantanti che vivono al Ghetto”. Una pagina Facebook, un sito web e tanta voglia di uscire allo scoperto, di inserirsi tra le frequenze nazionali, una voglia tale da portare gli abitanti del Ghetto di Rignano a prepararsi per il gran giorno: il 28 luglio finalmente le loro storie, la loro voce, la loro musica giungeranno, grazie tanto a Radio Popolare quanto a un network di radio locali, sia in tutta Italia che, come spiegano dalla Puglia, “in quei paesi da cui si parte per cercare fortuna e lavoro quassù”.

Ed è così che nell’epoca della comunicazione istantanea e globale, di Whatsapp, dei social network e della messaggistica istantanea esistono pezzi di mondo, intere comunità che ritrovano nel mezzo radiofonico l’unica via, l’unico strumento utile a raggiungere i propri fratelli e sorelle, quei naviganti reali che dai loro stessi paesi d’origine si accingono ad affrontare lo stesso viaggio, gli stessi problemi, potendo però ora contare su una voce amica, fraterna, intenta a fornire loro indicazioni utili con un programma dedicato in lingua francese (oltre che nelle diverse lingue della baraccopoli) e tanta tanta buona musica. Il 25 luglio Radio Ghetto riaprirà, prima della diretta internazionale, le proprie trasmissioni sulla frequenza 97.0, per quella che si attesterà come la quarta edizione estiva della radio multilingue, motivo per il quale è già partita la campagna di raccolta radioline e batterie: una campagna rivolta a chiunque voglia contribuire a far crescere la voce della radio più nera d’Italia, la radio libera per antonomasia. Un contributo che chiunque può dare nella piena consapevolezza di costruire quel muro di cinta utile a far sì che episodi come quello accaduto nella notte tra l’otto e il nove febbraio 2015 non possano mai più ripetersi, quella notte durante la quale un incendio ha colpito per l’ennesima volta il Gran Ghetto bruciando decine di baracche. Quella di Rignano è una delle realtà dove lo sfruttamento si mischia alla voglia di riscatto, dove l’oppressione e l’ingiustizia si unisce all’organizzazione dal basso, dove la coscienza identitaria e comunitaria si fa pian piano avanti tra polvere, negozi allestiti alla meno peggio e gente dalle diversissime condizioni esistenziali, dalle differenti e affascinanti storie personali: gli Ulisse dell’era post-moderna in cerca di un contatto, di una connessione con la propria personalissima Itaca.