“Raccomandiamo ai musulmani di stare alla larga dai covi delle forze di sicurezza perché questi sono obiettivi degli attacchi dei mujaheddin”. Nel documento con il quale rivendicano l’attacco al consolato italiano al Cairo, i terroristi annunciano nuovi possibili attentati che avranno come obiettivo le forze dell’ordine o, come si legge su alcuni profili Twitter di filo-jihadisti, “gli infedeli e il governo corrotto di al-Sisi”. Nel testo diffuso sui social network l’azione viene attribuita a generici “soldati dello Stato Islamico”, anche se l’hashtag spesso usato è quello di Wilayat Sinai, nome assunto nel 2014, dopo l’affiliazione a Isis, da circa 1.500 esponenti di Ansar Bait al-Maqdis, cellula terroristica che opera nella Penisola del Sinai.

I terroristi avvertono i musulmani: “I luoghi deli infedeli sono nostri obiettivi”
Oltre alla gravità dell’azione, che va a colpire la capitale di una delle più importanti potenze dell’area, a preoccupare il governo del generale Abd al-Fattah al-Sisi, le forze di sicurezza e le sedi dei Paesi occidentali è la volontà da parte del gruppo di sferrare nuovi attacchi nei confronti degli “infedeli”. Volontà che, nonostante la particolarità della rivendicazione che non cita direttamente il nome del gruppo Wilayat Sinai, fa pensare a un collegamento con i miliziani fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi. Già un mese fa, infatti, i jihadisti affiliati all’autoproclamato califfato avevano compiuto un attentato all’aeroporto di al-Jura, nel nord del Sinai. Nella rivendicazione, i miliziani avevano precisato che, da quel momento, i loro attacchi avrebbero privilegiato obiettivi “internazionali”, modificando la loro strategia che, fino a quel momento, li aveva visti colpire prevalentemente membri delle istituzioni egiziane, soprattutto nell’area della penisola in gran parte sotto il controllo di gruppi terroristici.

Dubbi sulla rivendicazione: Isis o cellula indipendente?
Ciò che ancora non è chiaro è se l’unico documento circolato dopo l’attentato possa essere considerato una rivendicazione da parte dello Stato Islamico che nel Sinai è legato a Wilayat Sinai. Il testo differisce da quelli solitamente usati dal gruppo che, per rivendicare i suoi attentati, usa il proprio nome e non parla mai di “soldati dello Stato Islamico”, bensì di “Califfato”. Inoltre, in questo caso non si legge la firma di Isis nella Penisola del Sinai, ma “in Egitto”. Differenze che, però, potrebbero trovare giustificazione nel fatto che l’attacco, per la seconda volta dopo il 28 novembre 2014, quando durante una manifestazione antigovernativa a Il Cairo morirono tre persone e altre 28 rimasero ferite, è avvenuto fuori dalla penisola egiziana.

Tutti elementi che le forze dell’ordine e i servizi segreti egiziani dovranno prendere in esame per stabilire se effettivamente dietro questo nuovo attentato ci sia la mano degli uomini di al-Baghdadi. Può darsi, infatti, che l’Isis abbia diffuso il comunicato per prendersi i meriti di un attacco opera di un gruppo isolato operante nell’area de Il Cairo. È possibile anche il contrario, ossia che un piccolo gruppo indipendente abbia deciso di compiere un’azione eclatante per giurare fedeltà allo Stato Islamico e chiedere di farne parte, come successo già con altre cellule operanti nel Maghreb.

Attacco all’Occidente e analogie con la Tunisia
È la prima volta, inoltre, che i terroristi prendono di mira un obiettivo occidentale in Egitto. Una strategia che sembra ottenere, come insegnano i due attentati in Tunisia, i risultati sperati dal gruppo terroristico, scatenando paura e allarmismo tra le popolazioni e i governi occidentali. Non è un caso, quindi, se anche il gruppo tunisino legato allo Stato Islamico, Ajnad Al Khilafa, ha diffuso un messaggio simile a quello degli attentatori egiziani, chiedendo ai musulmani di non frequentare i luoghi degli “infedeli”: “Le operazioni di Sousse e del Bardo – si legge – differiscono soltanto per il luogo, ma l’obiettivo è uno solo. Nell’ultimo attacco, i soldati del califfato non hanno diretto le loro armi contro tutti i presenti, ma soltanto contro gli infedeli. Tutti debbono sapere che il nostro fratello poteva ammazzare tutti senza eccezione, ma ha voluto uccidere solo gli infedeli, senza rivolgere le armi contro coloro che li difendevano. Per obbedienza all’ordine del califfo, dobbiamo considerare d’ora in poi gli stranieri come infedeli. In conclusione chiediamo ai musulmani di evitare i luoghi frequentati dagli infedeli”.

Quindi non si tratterebbe, come è stato ipotizzato inizialmente, di un attacco nei confronti dell’Italia, bensì di un colpo sferrato all’attuale governo al-Sisi, colpevole di essere “nemico dell’Islam”, e ai Paesi suoi complici. Il generale, salito alla presidenza dell’Egitto dopo il colpo di Stato del 2014, ha da subito caratterizzato il proprio mandato per la politica repressiva attuata nei confronti dei gruppi islamisti considerati più radicali. È così che sono finiti in carcere migliaia di oppositori, oltre mille sono state le condanne a morte, il movimento dei Fratelli Musulmani è stato dichiarato illegale perché considerato un gruppo terroristico, con molti dei suoi membri che sono fuggiti proprio in Sinai, area ancora sotto il controllo dei gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico.

Twitter: @GianniRosini