Il segretario del più grande partito italiano (poi presidente del Consiglio) che si fa dare dello stronzo da un generale della Guardia di finanza; il segretario del partito medesimo che allo stesso generale confida l’incapacità a governare del presidente del Consiglio in carica; le allusioni di questi e altri generali al presidente della Repubblica e al di lui figlio tenuti per le palle (per quel che si può capire da quei delicati conversari) dal capo del governo e dal comandante generale della stessa Guardia di finanza. Sono alcune delle perle che emergono dai documenti giudiziari pubblicati da Marco Lillo e Vincenzo Iurillo in questi giorni sul “Fatto Quotidiano“.

Grandi articoli i loro, che meglio di qualsiasi trattato politico (a proposito, dov’è finita la famosa intelligentia italiana?) illustrano natura e funzionamento del nostro (attuale) sistema politico.

Lasciamo da parte le pochezze degli uomini, peraltro privi dell’investitura elettorale e che ci stanno comunque governando. Quello che qui impressiona (e che dovrebbe spaventare un paese intero, se fosse normale) è la totale commistione di poteri e ruoli, la personalizzazione estrema dei mandati, la mancanza di senso e rispetto per le istituzioni, l’autonomizzazione da ogni forma di controllo, a cominciare da quello del partito del quale si è espressione.

E’ la fine della politica. E il trionfo di ogni sorta di consorteria. Coloro che assurgono ai più alti ruoli, anche istituzionali, più che rappresentanti del popolo appaiono sempre più dei vuoti manichini in mano (a parte della propria mediocrità) di non si sa chi. Senza che ci sia speranza di cambiare le cose, almeno per adesso.

Popolo svegliati, verrebbe da dire. Ci fosse un popolo!

@primodinicola