A un anno dall’uscita in edicola il Garantista perde il suo editore. L’imprenditore Andrea Cuzzocrea lascia il giornale di Piero Sansonetti dopo le polemiche degli ultimi mesi sui mancati stipendi ai giornalisti delle redazioni calabrese e romana.

Nelle settimane scorse, infatti, la crisi è stata spiegata da una pesantissima nota degli stessi giornalisti che lamentavano “l’assenza di un qualsiasi piano industriale o editoriale per rilanciare il giornale”, accompagnato da proclami che hanno indotto redattori, collaboratori e poligrafici a continuare a “lavorare gratis” non percependo 9 stipendi su 14 mensilità.

Nella sua lettera di addio, Andrea Cuzzocrea, presidente di Confindustria Reggio Calabria, ha ripercorso la sua esperienza come editore e presidente della cooperativa di giornalisti che ha gestito il giornale di Sansonetti. “Abbiamo investito tutte le somme che ci era possibile investire in questa avventura – ha affermato Cuzzocrea – Certamente avremo commesso errori, ma solo chi non opera non sbaglia”.

Si scaglia, inoltre, contro i suoi giornalisti colpevoli di chiedere lo stipendio per il lavoro che hanno svolto dal giugno dell’anno scorso: “Sono stati mesi molto complicati: le difficoltà finanziarie del giornale, le incomprensioni con chi contribuisce a crearlo, l’incapacità di molti di comprendere che non lavoravano per un padrone, ma proprio per questo, per il successo dell’iniziativa, dovevano raddoppiare impegno ed entusiasmo, non organizzare scioperi e comunicati di protesta. È nella natura stessa di una cooperativa nella quale si partecipa agli utili ma ci si accolla anche dei rischi”.

Una frase questa non gradita dai giornalisti. A replicare all’editore dimissionario ci pensa il caporedattore Davide Varì che da anni affianca Sansonetti nelle sue “avventure” editoriali, non solo calabresi: “Se il presidente di Confindustria Reggio Calabria (il quale incidentalmente è stato anche amministratore delegato del nostro giornale) dichiara pubblicamente che 50 giornalisti non pagati da sei mesi avrebbero dovuto lavorare meglio, con più entusiasmo e senza rompere i “maroni” con le seccature sindacali, ecco, questo è un fatto che non riguarda solo noi ma l’intera Calabria e la credibilità degli industriali”.

“Se infatti – aggiunge Varì – la nostra impresa, i suoi organi di rappresentanza, sono in mano a persone che pensano in questo modo, la nostra regione non ha davvero speranza. La verità è che il nostro sistema è marcio alla base. Un imprenditore che dichiara una cosa del genere discredita l’intera organizzazione confindustriale: la rende poco credibile e ne dà un’immagine predatoria e ottocentesca. Un rappresentante di Confindustria che considera gli stipendi un particolare tutto sommato secondario, ci porta indietro di decenni”.

E, infine, l’ultima stoccata: “Per questo chiedo a Confindustria di prendere immediati provvedimenti e ad Andrea Cuzzocrea di dimettersi dal suo ruolo di presidente degli industriali reggini. Lo deve a noi e alla sua organizzazione”.