Dopo la vittoria del “no” al referendum greco sulle condizioni imposte dall’Europa per il rifinanziamento del debito, l’Eurogruppo aspetta nuove proposte per evitare l’uscita della Grecia dalla zona Euro. Secondo Bernard Monot, stratega economico ed eurodeputato del Fronte Nazionale, partito dell’estrema destra francese,  Tsipras ha resuscitato la democrazia in un’Europa totalitaria ma dovrebbe avere più coraggio, perché il Grexit che tutti temono è l’unica soluzione per salvare il paese.

Bernard Monot, cosa pensa del discorso di Tsipras al parlamento europeo?
“Davanti agli eurodeputati, il primo ministro greco ha dato prova di fair play, dicendo che capisce la situazione ma che ha trovato il paese in uno stato catastrofico. La verità è che nel braccio di ferro tra i creditori della Grecia e il governo greco, l’obiettivo politico nascosto della Troika è sempre stato quello di far cadere il governo Tsipras per creare cosi un precedente e poter dire: ‘vedete, potete anche votare un governo che non va nel senso dell’austerità che noi vogliamo, ma se non state in riga le cose finiscono male‘. In questo braccio di ferro, Tsipras è stato molto abile a scegliere di fare il referendum quando le negoziazioni andavano per le lunghe, sostenendo il no. Così ha ottenuto un plebiscito in favore del ‘no’ e poi è venuto in parlamento a ribadire che è disposto a fare degli sforzi ma non a tutti i costi: è fuori questione che dissangui il suo popolo, soprattutto visto che anche l’FMI gli dà ragione, riconoscendo che l’austerità è stata inefficace”.

Vuol dire che Tsipras fa bene a non voler cedere su punti come le pensioni e l’iva?
“I fatti gli danno ragione. Perché nonostante i sacrifici fatti da 6 anni, questa politica di iperausterità è un fallimento. Non serve a nulla ostinarsi, il problema è il debito. I greci sono pronti a rinegoziare o dilazionare ancora i pagamenti, sperano idealmente in una cancellazione parziale del debito, ma credo sarà difficile. Ciò che conta, in ogni caso, è che il ricatto politico e le minacce della Troika non hanno funzionato. Tutta la settimana prima del voto, per fare pressione sul popolo e fargli paura hanno minacciato di far uscire la Grecia dalla zona euro, ma è stato inutile. Penso che Tsipras abbia fatto prova di buona volontà continuando a cercare delle soluzioni, ma servono concessioni sul debito”.

Quindi, secondo lei si va verso un annullamento, anche parziale, del debito greco?
“Noi del Front National non crediamo che questa sia la soluzione. Come ha detto Marine Le Pen al Parlamento europeo, secondo noi bisogna che la Grecia si spinga oltre. Senza una moneta nazionale, una banca centrale nazionale e il controllo delle proprie frontiere, i greci non ce la faranno. Abbiamo pronto un piano di “deindebitamento” per la Francia ma per attuarlo dobbiamo poter decidere della nostra politica monetaria e di cambio. Se la Grecia lo seguisse potrebbe monetizzare una parte del debito e rimborsare i creditori, magari negoziando una moratoria sul debito, senza però ridurlo o annullarlo. La Francia ha crediti per 48 miliardi con i greci e ci piacerebbe rivederli”.

E come si fa?
“Il presupposto è però che la Grecia recuperi la sua indipendenza monetaria. Noi rivendichiamo e speriamo poter restare in Europa con l’Euro moneta comune, non moneta unica che strangola i paesi della zona euro. Dobbiamo ritrovare il nostro nuovo franco francese o la nuova lira italiana mantenendo l’Euro come moneta di scambio internazionale, come prima del 2001. Il modello per la Francia di Marine Le Pen è il Regno Unito, che ha la sua moneta e banca nazionale, è fuori dagli accordi di Schengen e può decidere del suo budget senza dover andarlo a spiegare a Bruxelles”.

Ma quindi se vi foste trovati al posto di Tsipras, cosa avreste fatto?
“Tsipras ha fatto tutto cio’ che avrebbe fatto anche Marine Le Pen una volta eletta. Dopo mesi di negoziati con dei partner europei che non vogliono ascoltare le nostre ragioni, si sarebbe rivolta al popolo e avrebbe indetto un referendum chiedendo: ‘Dobbiamo rimanere nell’UE o dobbiamo uscirne, visto che senza i mezzi per mettere in atto le mie politiche non posso rimettere in sesto la Francia?'”.

Non avreste indetto un referendum sull’accettare o meno le condizioni della troika ma direttamente sull’Europa?
“Sì, avremmo chiesto se rimanere in quest’unione federalista e totalitaria”.

Non pensa che sarebbe un atteggiamento populista?
“Lei ragiona come se ci trovassimo in una situazione standard in cui tutto va bene, non ci sono 6 milioni di disoccupati e non c’è un debito in costante crescita. Noi pensiamo di essere alla vigilia di un nuovo grande shock sistemico, un crack obbligazionario europeo se non mondiale e andiamo verso la bancarotta. La Grecia non è che la punta dell’iceberg, la zona euro è tutta una grande Grecia. Questo è il contesto in cui ragioniamo e in una situazione eccezionale bisogna prendere delle misure eccezionali. La Francia, come l’Italia, la Spagna o il Portogallo corre un rischio enorme”.

Nonostante ciò, lei ha dichiarato più volte non credere a un Grexit.
“E i fatti mi danno ragione. Junker ha detto “Voglio che la Grecia resti nell’Euro”, Tsipras ha detto la stessa cosa in parlamento e i creditori vanno nello stesso senso. Per loro sarebbe un precedente politico gigantesco. Non tanto perché dovrebbero rinunciare al debito greco ma per l’effetto psicologico che avrebbe l’uscita di un paese dall’Euro, soprattutto un paese che riuscirebbe a farcela economicamente. L’oligarchia europeista ha paura che la Grecia abbandoni l’Euro, recuperi la sua moneta nazionale e grazie a quello riassesti la sua economia diventando un esempio positivo per gli altri paesi. Visto che il loro ricatto non ha funzionato in questi cinque mesi, adesso fanno tutti marcia indietro e dicono che l’uscita della Grecia dall’Euro non è la soluzione. Noi vorremmo che il Grexit ci fosse, sarebbe positivo dal nostro punto di vista, ma dobbiamo constatare che non sarà così”.

In qualche modo, secondo lei, il voto greco ha cambiato gli equilibri politici in Europa? Si va verso la fine delle politiche d’austerità?
“Tsipras ha saputo rigirare le carte in tavola, questo sì. Ma non credo che la troika, pur prendendo le distanze dalla Germania per evitare il Grexit, rinuncerà alle politiche di austerità: sono tutti talmente autistici che vorranno insistere e daranno prova di arroganza e autoritarismo su questo punto”.

Continuate a tessere l’elogio di Tsipras, l’estrema sinistra è diventata fonte di ispirazione per l’estrema destra?
“A Tsipras bisogna dare merito di essere colui che ha resuscitato la democrazia in Europa e non ha ceduto totalitarismo europeo, finanziario e politico, che impone l’euroausterità ad ogni costo solo per salvare il sistema bancario e la moneta unica. Ci ha ricordato che i popoli sono sovrani e devono decider del loro destino. Siamo obiettivi, ha fatto un buon lavoro. Resta però un comunista. Noi non lo siamo. Non è perché abbiamo la stessa diagnosi che proponiamo le stesse soluzioni. I nostri metodi sono opposti, noi proponiamo un modello economico non estremista, al contrario degli ultraliberali o gli anticapitalisti. Siamo d’accordo con lui sulla lotta all’evasione fiscal e su alcuni punti ma, e Marine Le Pen lo ha ribadito davanti a lui in parlamento, per noi l’unica cosa da fare è uscire dall’Euro. Tsipras sarebbe dovuto essere più coraggioso, andare fino in fondo e abbandonare la moneta unica. Noi lo avremmo fatto. Lui potrebbe farlo ma non lo farà, perché non vuole”.