Il presidente dell’Inps Boeri ha presentato in parlamento le sue idee circa alcune modifiche al sistema pensionistico. L’iniziativa è un po’ anomala, in quanto dal presidente dell’ente ci si aspetterebbe un focus assoluto sulla gestione e non invece la formulazione di proposte che dovrebbero essere prerogativa del governo e in particolare del Ministero del Welfare. Al netto di questa osservazione, che dovrebbe interessare in particolare ai politici che in questo modo vengono in parte espropriati dell’iniziativa legislativa, il merito delle cose esposte da Boeri non ha riservato sorprese rispetto alle indiscrezioni trapelate (o meglio, fatte filtrare) in precedenza.

Boeri ha articolato il suo progetto in 5 punti principali:

-La reintroduzione della flessibilità in uscita cancellata dalla riforma Fornero;
-Il ridimensionamento dei vitalizi dei parlamentari;
-L’armonizzazione dei trattamenti nei vari fondi;
-Un sussidio agli over 55 senza lavoro;
Contributi di solidarietà sulle pensioni più elevate.

Le idee di Boeri contengono chiari e scuri e in alcune parti sono contraddittorie l’un l’altra; inoltre lo stesso anelito dichiarato di separare previdenza e assistenza pare viaggiare tra alti e bassi nelle pieghe delle varie proposte. Certamente pregevole è la volontà di porre fine all’annosa ingiustizia relativa alle ricongiunzioni onerose, consentendo finalmente a chi ha versato contributi a gestioni diverse, di unificarli senza appunto oneri.
Altrettanto pregevole, ma assolutamente non previdenziale, è l’idea di un sussidio agli over 55 senza lavoro; che la situazione di questa categoria di persone sia drammatica è palese, come lo è che necessita un supporto concreto. Gestito però nella forma proposta (reddito minimo garantito) configura un intervento totalmente assistenziale che non dovrebbe neppure transitare dall’Inps (come tutta le altre forme di assistenza, incluse le integrazioni e la Gias) ove questo si occupasse puramente di previdenza. Migliore è l’ipotesi del ‘prestito previdenziale‘ che anticiperebbe una piccola quota della futura pensione ai disoccupati over 55, tanto è assai evidente che o il soggetto troverà un nuovo sbocco occupazionale e in tal caso potrà cumulare altri contributi con i quali compensare il minore assegno a quiescenza dovuto al ‘prestito’, oppure sarà per sempre a carico del sistema e allora l’anticipo di una quota di pensione è il minore dei problemi.

Venendo invece ai punti oscuri, tutti denotano fortissimi contenuti di demagogia, con anche basso tenore di ‘previdenzialità’. Il ridimensionamento dei vitalizi dei parlamentari avrà suscitato qualche sorriso nei parlamentari, che come noto sono protetti da qualsiasi intervento esterno sui loro sistemi retributivi e previdenziali; chiunque prospetti delle variazioni senza passare da una proposta legislativa di modifica dei regolamenti delle camere sta facendo della pura propaganda politica, ancorché magari fondata.

La proposta di un ennesimo contributo di solidarietà sulla pensioni più alte non si può più neppure definire solo demagogica, ma per l’insistenza con la quale viene reiterata e soprattutto per le modalità approssimative e previdenzialmente inique con le quali viene avanzata, è persecutoria.

Partendo dal secondo aspetto, Boeri, nel ribattere ad alcune critiche seguite alla sua audizione alla Camera ha spiegato che era stata mal capita (mal spiegata?) la sua idea circa le penalizzazioni riservate a chi decidesse di anticipare l’uscita a 62 anni e che non è in discussione un ricalcolo contributivo degli assegni; questa informazione, abbinata alla proposta (questa invece non smentita) di un contributo di solidarietà, motivato con la non dovuta generosità del sistema retributivo, indica confusione di idee e una buona dose di pregiudizio; infatti, l’unica giustificazione a un contributo dalle pensioni, non richiesto anche a redditi da lavoro di eguale entità, sarebbe la dimostrazione che il singolo individuo a cui viene imposto il prelievo abbia effettivamente beneficiato di un privilegio rispetto agli altri pensionati presenti e futuri; ciò, come Boeri ben sa, per avere più volte dissertato di calcoli retributivi e contributivi e per conoscere quindi molto bene i meccanismi di tali calcoli, è determinabile solamente analizzando una per una le singole posizioni, cosa che Boeri stesso ha già dichiarato non essere possibile.

Boeri sa anche benissimo che proprio tra le pensioni elevate risiedono quei casi (determinati da Inps in circa 3% del totale delle pensioni) per i quali il defunto sistema retributivo erogava pensioni più basse del dovuto; un esempio portato dalla stessa Inps nell’operazione ‘porte aperte’ voluta da Boeri è che il 6% dei pensionati ex dirigenti d’azienda percepisce pensioni retributive inferiori al calcolo contributivo. Peraltro, pensioni elevate che siano relative a quiescenze avvenute 10 o 15 anni fa e oltre, hanno già subito riduzioni in termini reali molto significative a causa delle ripetute (e incostituzionali) non perequazioni e pertanto è assai probabile (salvo dimostrazione analitica del contrario) che i benefici del calcolo retributivo siano per quelle sfumate da tempo.

A fronte di tutto quanto sopra, sparare nel buio sulle pensioni più elevate solletica certamente l’immaginario di chi ritiene il benessere individuale una fastidiosa anomalia, ma lungi dal realizzare in alcuna maniera equità previdenziale, configura un accanimento non giustificabile. Tale accanimento è assai poco comprensibile, a meno che l’intento non sia di usarlo come merce di scambio per far accettare più facilmente alle parti sociali le riduzioni che Boeri suggerisce per restituire una qualche flessibilità al sistema, ma è dubitevole che qualcuno abbocchi, perché sta diventando sempre più chiaro a tutti che una volta digeriti abusi se pure su una ristretta cerchia di persone, la strada diviene spalancata per qualsiasi altra forma di prevaricazione e non si sa chi sarà il prossimo.

Nel totale, mi sembra che Boeri abbia impiegato abbastanza male il suo tempo, partorendo un programma che in parte ha aspetti positivi ma fuori dal campo previdenziale, in altri si sovrappone in peggio alle proposte (Damiano) già esistenti e in altre persegue con un misto di cinismo e confusione procedurale strade già viste, lastricate di iniquità e populismo.